
Il caso del divieto di accesso al Santo Sepolcro per il patriarca latino Pierbattista Pizzaballa riapre il tema delle tensioni tra sicurezza e libertà di culto a Gerusalemme. A riconoscere le criticità è lo stesso ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, che ammette come la vicenda “si poteva gestire molto meglio”.
Intervistato da Sky Tg24, Peled ha parlato apertamente di un “malinteso” tra le autorità israeliane e il patriarca. Alla base della decisione, ha spiegato, ci sarebbero le misure di sicurezza straordinarie adottate nella Città Vecchia a causa degli attacchi missilistici.
“Avremmo potuto gestire la questione molto meglio”, ha dichiarato il diplomatico, sottolineando come la responsabilità sia condivisa tra le diverse parti coinvolte. Secondo la ricostruzione, Pizzaballa era consapevole delle restrizioni ma ha comunque tentato di accedere al luogo sacro, innescando una situazione definita “una reazione un po’ esagerata”.
Celebrazioni pasquali in forma limitata “per proteggere la vita dei fedeli”
Dopo le tensioni, è stato raggiunto un accordo per consentire le celebrazioni della Settimana Santa, seppur in forma ridotta. Le autorità israeliane hanno autorizzato solo cerimonie “simboliche e limitate”, compreso il rito del Santo Fuoco, invocando una “complessa realtà della sicurezza”.
La polizia israeliana ha ribadito che le restrizioni sono motivate dalla necessità di proteggere la vita dei fedeli, ricordando i recenti attacchi che hanno colpito anche la zona della Città Vecchia.
Il Patriarcato: “Questioni risolte in coordinamento”
Il Patriarcato Latino di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa hanno confermato che le criticità sono state affrontate e superate attraverso il dialogo con le autorità.
In una nota congiunta si sottolinea che è stato garantito l’accesso ai rappresentanti delle Chiese per lo svolgimento delle liturgie, nel rispetto delle tradizioni pasquali.
Il ruolo della diplomazia e del presidente israeliano Herzog
Nella gestione della crisi ha avuto un ruolo anche il presidente israeliano Isaac Herzog, ringraziato ufficialmente dal Patriarcato per il suo intervento. Apprezzamento è stato espresso anche verso i leader internazionali che hanno seguito la vicenda, contribuendo a favorire una soluzione.
L’episodio, definito dallo stesso ambasciatore come “senza precedenti”, si inserisce in un contesto segnato da forti tensioni, dove anche i luoghi simbolo delle religioni si trovano a fare i conti con le esigenze di sicurezza.


