
Il mondo del calcio piange la scomparsa di Gianluca Cherubini, l’ex difensore romano che si è spento a soli 52 anni dopo aver combattuto contro una lunga malattia. La notizia del decesso è stata diffusa via social da Alessandro Battisti, ex capitano del Chieti e direttore sportivo, che con un post toccante ha voluto ricordare l’amico e compagno di squadra: “Non ci sono parole. Una vita a 220 km all’ora, sempre in bilico e sull’orlo del burrone. Mi mancherai”. Cherubini, che in carriera aveva vestito le prestigiose maglie di Roma, Reggiana e Vicenza, oltre a vantare cinque presenze nella Nazionale Under 21 (con cui vinse l’Europeo nel 1994 accanto a pilastri come Cannavaro, Inzaghi e Vieri), rappresentava una delle promesse più interessanti del calcio italiano degli anni Novanta.

Dal sogno della Serie A all’aneurisma in campo
Cresciuto sotto la guida di Mazzone e compagno di un giovanissimo Francesco Totti, Cherubini sembrava destinato a un futuro brillante. Tuttavia, il suo temperamento ribelle ne frenò l’ascesa, portandolo a un girovagare tra diverse piazze. Il vero spartiacque della sua esistenza avvenne nel 2006, durante la sfida tra Novara e Giulianova, quando fu colto da un aneurisma cerebrale fulminante in campo. Dopo dodici giorni di coma e una battaglia per la vita che sembrava aver concluso la sua attività agonistica, tentò una breve carriera da allenatore come vice di Giampiero Maini alla Stella Polare, prima di un sorprendente, ma opaco, ritorno al calcio giocato con il Chieti.
Gli anni successivi al ritiro sono stati segnati da cronache extra-calcistiche decisamente turbolente. Nel 2010 balzò agli onori delle cronache per aver aggredito un rivale in amore, mentre nel 2014 venne arrestato a Tor di Nona per il possesso di una pistola calibro 765 risultata rubata. Le indagini dell’Antimafia lo collegarono infine a un’organizzazione criminale dedita allo spaccio internazionale tra l’Olanda e l’Italia. Nonostante le ombre del passato, resta il ricordo di un talento puro che ha vissuto ogni istante, come scritto da Battisti, pericolosamente sull’orlo del baratro.

