
Si incrina il fronte mediatico più vicino a Donald Trump. Alcune tra le voci più influenti della galassia Maga prendono le distanze dal presidente, parlando apertamente di declino e invitando a guardare oltre la sua leadership in vista delle elezioni di medio termine.
Alex Jones attacca: “È finito”
A colpire è soprattutto l’intervento di Alex Jones, tra i podcaster più noti dell’estrema destra americana, che ha definito Trump “in caduta libera” e ormai “finito” dal punto di vista politico e personale.
Nel corso del suo programma, Jones ha fatto riferimento a un presunto deterioramento delle condizioni fisiche e mentali del presidente, invitando i candidati repubblicani a prendere le distanze. “Dobbiamo tagliare la corda con Trump”, ha affermato, sostenendo che non sia più “l’uomo che era un anno fa”.
Il podcaster ha citato anche un sondaggio dell’Università del Massachusetts che indicherebbe un crollo del consenso al 33%, parlando di una perdita di consenso evidente anche “per strada”.
Il malcontento cresce tra i sostenitori
Le critiche non arrivano solo da Jones. Nelle ultime settimane anche Joe Rogan ha definito “folle” il conflitto con l’Iran, mentre Andrew Schulz ha contestato alcune scelte dell’amministrazione, in particolare sulla gestione delle politiche migratorie.
Secondo queste voci, una parte della base trumpiana si sentirebbe tradita, soprattutto per la linea adottata sulla guerra e per alcune decisioni interne considerate lontane dalle promesse originarie.
Megyn Kelly accusa: “Dati nascosti sulle vittime”
A rendere il quadro ancora più complesso è l’intervento di Megyn Kelly, ex volto di Fox News e storicamente vicina a Trump, che ha accusato l’amministrazione di non essere trasparente sul bilancio delle vittime del conflitto con l’Iran.
Kelly ha messo in dubbio i dati ufficiali, che parlano di 13 soldati americani uccisi e decine di feriti, sostenendo che le informazioni diffuse siano incomplete e in parte censurate. Ha inoltre criticato la comunicazione della Casa Bianca, accusata di minimizzare l’impatto umano della guerra.
Le sue dichiarazioni non sono accompagnate da prove, ma si inseriscono in un clima già segnato da polemiche sulla gestione delle informazioni da parte del Pentagono.
Un momento difficile per Trump
Le prese di posizione degli influencer arrivano in una fase delicata per il presidente, alle prese con un calo nei sondaggi e con una crescente pressione politica.
Il dato più significativo è proprio la rottura, almeno parziale, con una parte del suo ecosistema mediatico. Figure che per anni hanno sostenuto Trump iniziano ora a metterne in discussione la leadership, contribuendo a indebolire il suo consenso nella base più radicale.
Un segnale che, a pochi mesi dalle elezioni di medio termine, potrebbe avere effetti rilevanti sugli equilibri interni al fronte repubblicano.


