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Mamma e figlia morte, una nuova testimone convocata a sorpresa: sotto esame le dichiarazioni del padre

Pubblicato: 09/04/2026 08:23

Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita entrano in una fase decisiva. Gli investigatori stringono il cerchio su una vicenda sempre più complessa, mentre prende corpo l’ipotesi di omicidio premeditato legato a un possibile avvelenamento.

Nella giornata dell’8 aprile, il primo a essere ascoltato è stato il marito della donna, Gianni Di Vita, rimasto in Questura per circa sei ore. Subito dopo è stata convocata la figlia maggiore, Alice Di Vita, sentita dagli inquirenti fino alla sera come persona informata sui fatti.

Quando sembrava che la giornata fosse conclusa, è arrivata una svolta inattesa. Intorno alle 20 è stata convocata un’altra familiare: una donna sulla quarantina, indicata come cugina di Alice e da lei chiamata «zia». Un’audizione fuori programma che conferma come l’inchiesta sia ancora in piena evoluzione.

Tutti i soggetti ascoltati non risultano indagati, ma sono stati sentiti per chiarire i contorni di una vicenda che presenta ancora numerose zone d’ombra. La Procura continua a lavorare con l’ipotesi più grave, quella di un delitto pianificato, mantenendo alta l’attenzione su ogni dettaglio.

Secondo quanto emerge, le dichiarazioni di Gianni e Alice Di Vita sarebbero in gran parte coincidenti. Tuttavia, alcuni passaggi non avrebbero convinto del tutto gli investigatori, che stanno valutando ulteriori verifiche e non escludono di riconvocare entrambi nei prossimi giorni.

All’uscita dalla Questura, il padre ha dichiarato di sentirsi «tranquillo», ribadendo il profondo dolore per la perdita della moglie e della figlia. Il suo legale ha confermato che l’uomo ha risposto a tutte le domande, mostrando piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti.

L’indagine ha subito una svolta significativa rispetto alle fasi iniziali. In un primo momento si era ipotizzato un omicidio colposo, con accertamenti anche in ambito sanitario. Ma la morte ravvicinata delle due vittime, tra il 27 e il 28 dicembre, ha fatto emergere dubbi sempre più consistenti.

A rafforzare i sospetti è stato il quadro clinico anomalo, caratterizzato da un decorso rapido e simile per entrambe. Elementi che hanno spinto gli investigatori a considerare la possibile presenza di una sostanza tossica, tra cui la ricina, già al centro degli accertamenti tecnici.

Per chiarire definitivamente la dinamica dei fatti, è previsto un nuovo sopralluogo nell’abitazione della famiglia, ancora sotto sequestro. Gli inquirenti cercano riscontri concreti che possano confermare o smentire l’ipotesi dell’avvelenamento, in un’indagine che resta tra le più delicate e inquietanti degli ultimi mesi.

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