
Mentre il dibattito sulla sicurezza digitale dei minori si fa sempre più serrato, da oggi – giovedì 9 aprile 2026 – l’Italia accoglie una trasformazione radicale per gli utenti più giovani. Dopo il rodaggio nei paesi anglofoni, sbarca nel nostro Paese un aggiornamento rivoluzionario per gli account Instagram dedicati agli over 13. In estrema sintesi, la navigazione per gli adolescenti sotto i 18 anni diventerà paragonabile alla visione di un film classificato come filtro 13+. Il colosso di Menlo Park ha infatti deciso di ispirarsi ai severi criteri della MPA, l’ente che valuta le pellicole negli USA, per setacciare i contenuti dell’applicazione. Oltre ai blocchi già esistenti su violenza esplicita, nudità e promozione di alcol, i nuovi profili nasconderanno sistematicamente post contenenti linguaggio volgare, sfide social pericolose o riferimenti a comportamenti potenzialmente dannosi.
La modalità 13+: un’esperienza blindata tra algoritmi e genitori
Meta ha chiarito di aver sviluppato questa policy in modo indipendente, coinvolgendo direttamente le famiglie per definire ciò che è appropriato. I dati parlano chiaro: “Secondo un recente sondaggio condotto da Ipsos e commissionato da Meta, il 95% dei genitori statunitensi di adolescenti ritiene che queste impostazioni aggiornate saranno utili, e il 90% ha affermato che renderanno più facile capire il tipo di contenuti che i propri figli adolescenti potrebbero visualizzare su Instagram”. Non si tratta solo di una pulizia del Feed: l’aggiornamento modifica l’intera architettura dell’app. Gli adolescenti non potranno più seguire account che pubblicano contenuti inadatti, e il filtro agirà persino sulle biografie e sui nomi utente. Il blocco è bidirezionale: gli account “adulti” non potranno interagire, commentare o inviare messaggi ai minori, creando una vera e propria bolla di protezione.

La protezione si estende anche alle ricerche, dove l’intelligenza artificiale interverrà per bloccare termini legati a violenza, sostanze o disturbi alimentari, riconoscendo persino i tentativi di aggiramento tramite errori ortografici volontari. Per chi proverà a fingersi adulto, un algoritmo basato sui big data analizzerà il comportamento dell’utente per smascherare i minorenni e attivare il blocco automatico. È stata inoltre introdotta la modalità “Contenuti limitati”, ancora più restrittiva, che impedisce ogni interazione. Questo giro di vite arriva in un momento delicato per l’azienda, recentemente condannata da un tribunale di Los Angeles a risarcire 4,2 milioni di dollari a una ragazza per i danni causati dalla dipendenza da social, in una sentenza che ha coinvolto anche Google per 1,8 milioni. Da oggi, dunque, la tutela dei minori su Instagram non è più un’opzione, ma un sistema automatizzato e blindato dal consenso genitoriale.

