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Neonato abbandonato tra droga e rifiuti, sconcerto sul padre-sciamano: “Convinto di saper curare con l’ipnosi”

Pubblicato: 10/04/2026 11:47

Muffa alle pareti, calcinacci che cadono dal soffitto e un neonato di appena 15 giorni lasciato nudo su un materasso logoro appoggiato al pavimento. Non siamo in un set cinematografico degradato, ma nella cruda realtà di un appartamento a Casal Bertone, dove gli agenti della polizia locale del VII Gruppo Appio hanno scoperto un abisso di incuria. Il piccolo, disidratato e in evidente stato di malnutrizione, è stato tratto in salvo appena in tempo. I genitori, una donna italiana di 31 anni e un cittadino romeno di 49, si professano “guaritori” e sciamani esperti di ipnosi, ma dietro la facciata spirituale nascondevano una discarica domestica e una vera e propria centrale dello spaccio. Il neonato è stato trasportato d’urgenza al policlinico Umberto I, strappato a una sorte che appariva già segnata.

Sciamanesimo, complotti e l’ombra di una tragedia passata

Il profilo del padre, un uomo con precedenti per rapina e spaccio, delinea un quadro inquietante fatto di fanatismo e teorie radicali. Chi lo conosce descrive una personalità ossessionata dal complottismo: «Non è cattivo – racconta chi lo conosce bene – ma vive immerso nelle teorie complottiste: vaccini, Big Pharma, scie chimiche e microchip. Diceva che nel suo corpo non avrebbe mai permesso a nessuno di iniettargli veleno». Questo rifiuto totale della medicina ufficiale non è nuovo alla coppia. Poco meno di due anni fa, i due avevano perso un altro figlio, deceduto pochi giorni dopo un parto in casa privo di assistenza medica. In quell’occasione, il neonato era morto per una meningite fulminante e un’infezione polmonare, tragedia che ha portato all’apertura di un fascicolo per omicidio colposo a loro carico.

L’allarme attuale è scattato quando i medici dell’ospedale Sandro Pertini hanno segnalato che la coppia aveva portato via il neonato contro il parere dei sanitari. La fuga è terminata nel covo di largo Beltramelli, dove oltre al bambino sono stati rinvenuti cinque chili di marijuana e hashish. Secondo le analisi del Ris, la droga, con un principio attivo del 18%, avrebbe fruttato circa 70mila euro. Durante l’interrogatorio con la pm Rita Ceraso, l’uomo ha tentato una fragile difesa: «Avevo un negozio ma le cose sono andate male. Ora sono un consumatore, ho iniziato a fumare dopo la morte di mio figlio». Attualmente il 49enne si trova ai domiciliari, mentre alla madre è stato notificato il divieto di avvicinamento al piccolo, che ora si trova al sicuro in una casa famiglia in attesa che il tribunale per i minorenni decida del suo futuro.

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