
C’è una linea sottile che separa spettacolo e credenza, intrattenimento e suggestione. È su quel confine che da decenni si muove Giucas Casella, figura tra le più riconoscibili e controverse della televisione italiana, capace di trasformare l’ambiguità in un marchio personale. A 74 anni, il mentalista torna a raccontarsi in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, ripercorrendo una carriera costruita tra ipnosi televisive, numeri estremi e una narrazione costante di sé come performer fuori dagli schemi.
Fin dalle prime battute emerge la sua autodefinizione, netta e rivendicata con orgoglio, che sintetizza l’intera filosofia del personaggio pubblico: “Non sono un ciarlatano. Io sono un mentalista. Non faccio illusioni ma creo emozioni con la mente”.
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Le origini e la nascita del personaggio
Nel racconto di Giucas Casella, il confine tra vita personale e costruzione del mito si intreccia sin dall’infanzia. Il suo nome d’arte nasce dalla fusione del nome anagrafico, Giuseppe Casella, mentre le radici familiari e i primi episodi della sua vita vengono rilette come tappe di un percorso quasi simbolico.
Tra i ricordi più lontani, Casella cita episodi che lui stesso definisce decisivi per la scoperta di quelle che interpreta come sue capacità intuitive e percettive. Un percorso che, secondo il suo racconto, si sarebbe sviluppato attraverso esperienze con animali e prime forme di ipnosi sperimentale.
“Mia madre era sordomuta e riuscivo a comunicare con lei attraverso gesti, ma anche attraverso la telepatia”, afferma nell’intervista. E ancora: “A 6 anni caddi in un pozzo… attraverso la telepatia me la trovai al bordo del pozzo che mi tirava fuori dall’acqua”.

L’inizio della carriera tra ipnosi e televisione
La trasformazione in personaggio televisivo avviene gradualmente, passando da spettacoli itineranti e esperimenti di scena fino all’ingresso nei grandi programmi nazionali. Casella ricorda il ruolo decisivo di Pippo Baudo, che lo avrebbe introdotto nel mondo della televisione generalista dopo una prima esibizione in Sicilia.
“Feci il primo esperimento con le mani legate e scoppiò il delirio. Mezzo teatro rimase con le mani incollate. Baudo mi portò subito con lui a Domenica In”, racconta. Un passaggio che segna l’inizio della sua popolarità nazionale.
Nel corso della carriera, il mentalista sottolinea anche il contributo di altri volti noti della televisione italiana, come Mara Venier, che avrebbe contribuito a valorizzare il lato più leggero del suo personaggio, e Fabio Fazio, definito come un “terzo padrino” televisivo.
Esperimenti estremi e televisione al limite
La narrazione di Casella si concentra anche sugli episodi più estremi della sua carriera, tra performance fisiche e prove di resistenza che hanno spesso attirato l’attenzione del pubblico e della critica.
Tra i momenti più rischiosi ricorda la sepoltura per 40 minuti sotto due metri di terra, descritta come una prova al limite della sopravvivenza. “Sono stato per 40 minuti sotto due metri di terra… una distrazione sarebbe stata fatale”, afferma.
Altre esperienze, come l’apnea in una botola piena d’acqua, vengono raccontate come momenti di reale pericolo: “Sono rimasto chiuso ermeticamente in una botola piena d’acqua per 6 minuti… ho avuto davvero paura”.
Non mancano episodi controversi legati a esibizioni televisive, tra cui numeri di ipnosi contestati e performance finite al centro di polemiche mediatiche. In un caso, una dimostrazione con una showgirl avrebbe generato anche conseguenze giudiziarie e discussioni pubbliche.

Tra televisione, critiche e ironia
Nel corso degli anni, Casella ha affrontato anche momenti di forte esposizione mediatica e critiche sul suo operato. In alcune occasioni, le sue esibizioni sono state messe in discussione in diretta televisiva da ospiti e colleghi, alimentando il dibattito sulla natura stessa delle sue performance.
Alla base della sua risposta, come emerge dall’intervista al Corriere della Sera, c’è un atteggiamento di distacco ironico: “Se c’è una cosa che ho imparato è a non prendermi sul serio”, afferma.
Una filosofia che accompagna tutta la sua carriera e che si riflette anche nel rapporto con la televisione, tra momenti di grande successo e fasi di ridimensionamento, fino a nuove forme di presenza nei programmi contemporanei.
Una carriera tra mito e spettacolo
Oggi Giucas Casella continua a essere una figura riconoscibile del panorama televisivo italiano, tra autoironia, ricordi e dichiarazioni che alimentano il suo personaggio pubblico. Nell’intervista, non mancano riferimenti alla vita privata, alle sue passioni e a visioni personali che mescolano spiritualità e spettacolo.
“Cosa c’è dopo la morte? C’è la pace dell’anima, la bellezza, la rinascita”, afferma. Con una chiusura che resta in linea con l’intera narrazione della sua carriera: “Andrò all’Inferno. Per le mie camminate sui carboni ardenti troverei le condizioni ideali”.
Un racconto che conferma ancora una volta la cifra stilistica del personaggio Casella: sospeso tra realtà, spettacolo e costruzione continua del proprio mito mediatico.


