
Napoli piange una delle sue menti più brillanti e coraggiose, una giovane donna che ha trasformato la propria battaglia personale in una missione per l’umanità. La scomparsa di Francesca Sveva Cicala ha lasciato un vuoto incolmabile, testimoniato da una folla oceanica che domenica scorsa ha gremito la chiesa di San Carlo alle Mortelle. Sui social, il dolore è un fiume in piena: «Sveva è unica, insuperabile, ineguagliabile. In tutto», scrivono gli amici, ricordandola come «un angelo, non era per questo mondo». La ricercatrice napoletana, che avrebbe compiuto trent’anni a luglio, si è spenta lo scorso 9 aprile a causa di un glioblastoma, un feroce tumore al cervello che lei stessa aveva deciso di sfidare non solo come paziente, ma come scienziata.
La tesi sul proprio male: un’eredità scientifica senza precedenti
La storia di Sveva è un «esempio di coraggio e amore per gli altri», come dichiarato dalla sorella Giorgia, la quale ha ricordato come la giovane non abbia mai smesso di credere nella ricerca medica, restando lucida e pronta a dare forza ai suoi cari nonostante la paura. Tutto era iniziato nel 2022, quando una crisi epilettica improvvisa rivelò la presenza di una massa cerebrale. Dopo un delicato intervento a Pozzilli, Sveva, allora studentessa di Biotecnologie alla Federico II, scelse di portare avanti le sue ricerche presso il Ceinge. Qui compì un gesto di una forza morale incredibile: analizzò le proprie cellule tumorali per la sua tesi di laurea. Il 17 dicembre 2024, discusse il suo lavoro in inglese, delineando strategie terapeutiche e analizzando proprio quella mutazione cellulare che la stava colpendo.
Nonostante a luglio del 2025 una seconda crisi avesse confermato il ritorno fatale della malattia, la ricercatrice non si è arresa, iniziando una cura sperimentale a Pagani e frequentando contemporaneamente un master a Milano. La sua lucidità era tale da aver segnalato nei suoi studi l’elevato tasso di recidività della patologia. Il valore del suo impegno è stato ufficialmente riconosciuto con il premio per la migliore tesi dell’anno; tuttavia, con un ultimo gesto di altruismo, Sveva ha deciso di devolvere l’intera borsa di studio alla ricerca, affinché altri possano avere la speranza che a lei è stata negata.

