
A volte il confine tra l’autorevolezza e l’eccesso si dissolve in un istante, lasciando spazio a episodi che sfidano ogni logica pedagogica. In un ambiente che dovrebbe essere il tempio della crescita e del dialogo, si è consumato un fatto che ha rotto bruscamente la serenità quotidiana, trasformando una banale interazione didattica in un caso che scuote l’opinione pubblica. Quando il metodo educativo devia verso direzioni inspiegabili, le conseguenze non colpiscono solo chi subisce direttamente l’atto, ma l’intera comunità che ruota attorno a quel mondo. È una storia di silenzi interrotti e di una mobilitazione immediata, dove il simbolo di una guida si trasforma improvvisamente in un oggetto di timore e sconcerto per chi dovrebbe imparare a fidarsi.

Follia a Mestre: ciocche tagliate durante la lezione
La prof delle scuole medie prende le forbici e taglia i capelli a due alunne, e ora rischia il posto. Accade a Mestre, dove un’insegnante di italiano, storia e geografia, supplente di una supplente arrivata in classe da appena venti giorni, si è resa protagonista di un gesto che ha lasciato studenti e studentesse senza parole. Tutto sarebbe nato da una semplice domanda di un’alunna: «Di quante righe dobbiamo fare questo riassunto?». Una richiesta ordinaria che, incredibilmente, ha scatenato la reazione della docente. Secondo quanto ricostruito, la prof avrebbe estratto una forbice dalla tasca tagliando di netto una ciocca di circa dieci centimetri a una prima studentessa, ripetendo l’azione su una compagna pochi istanti dopo.
La scuola ha immediatamente avviato un’indagine interna. La dirigente scolastica Antonina Randazzo, della scuola media ‘Bellini’ (sezione dell’Istituto “Lazzaro Spallanzani”), per ora non ha rilasciato dichiarazioni, ma la posizione della docente appare gravissima. La stessa insegnante avrebbe ammesso l’episodio affermando di aver «esagerato», giustificando il gesto con una motivazione surreale: avrebbe agito così «per mettersi al livello dei ragazzi e per farsi comprendere meglio». I genitori, comprensibilmente furiosi, sono sul piede di guerra e chiedono la revoca immediata dell’incarico per una condotta che va ben oltre il lecito.

