
Un’indagine che scuote il cuore del calcio italiano, insinuando il dubbio su decisioni che dovrebbero essere intoccabili. Al centro, il sospetto di manipolazioni e pressioni in grado di alterare l’equilibrio delle partite e la regolarità del campionato.
La vicenda si muove tra corridoi istituzionali e sale tecnologiche, dove ogni dettaglio può fare la differenza. Dalle designazioni arbitrali alle dinamiche del Var, emergono ipotesi che, se confermate, ridisegnerebbero scenari finora considerati certi.

È la Procura di Milano a mettere sotto la lente il designatore arbitrale di Serie A, Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva e convocato per chiarimenti il 30 aprile.
Secondo l’accusa, uno degli episodi chiave si sarebbe consumato allo stadio San Siro, durante la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Inter e Milan del 2 aprile 2025.
In quell’occasione, Rocchi avrebbe “combinato” la designazione dell’arbitro Daniele Doveri, con l’obiettivo — secondo i magistrati — di influenzare le successive designazioni in favore dell’Inter nelle gare più decisive della stagione.

Un secondo episodio riguarderebbe la partita di campionato Bologna-Inter del 20 aprile 2025, per la quale sarebbe stato scelto Andrea Colombo, ritenuto “gradito” alla squadra nerazzurra impegnata nella corsa allo scudetto.
Il terzo filone d’indagine si sposta nella sala Var di Lissone, dove Rocchi — secondo l’accusa — avrebbe esercitato pressioni dirette sugli arbitri addetti alla revisione video, intervenendo di fatto nelle decisioni.
Nel mirino, in particolare, la gara Udinese-Parma del 1° marzo 2025, con il Var Daniele Paterna che avrebbe cambiato orientamento dopo presunti segnali provenienti dall’esterno, portando all’assegnazione di un rigore decisivo.
L’inchiesta coinvolge anche il supervisore Var Andrea Gervasoni, indagato per un episodio analogo durante Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, mentre resta sullo sfondo il ruolo dell’ex assistente Domenico Rocca, da cui è partita la segnalazione.
Rocchi, che ha annunciato l’autosospensione, respinge ogni accusa e si dice certo di poter dimostrare la propria estraneità. Ma l’inchiesta apre interrogativi pesanti: sulla trasparenza del sistema, sull’autonomia degli arbitri e sulla credibilità di un calcio che ora deve fare i conti con i suoi stessi meccanismi.


