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“Travolto vivo”: morte atroce per il noto miliardario, una fine tremenda

Pubblicato: 28/04/2026 15:36
Ernie Dosio, imprenditore americano morto durante un safari in Gabon

Il caldo che vibra nell’aria, il fruscio dell’erba alta, l’illusione di avere tutto sotto controllo. In certi viaggi ultra-esclusivi la natura diventa scenografia, un set perfetto per chi cerca adrenalina e status. Poi, all’improvviso, la scena cambia tono.

La notizia ha attraversato il mondo in poche ore: un miliardario americano è morto durante un safari in Gabon, travolto da una mandria di elefanti. Un epilogo violento e improvviso in uno dei contesti più discussi e controversi: la caccia al trofeo.

Caccia al trofeo, la morte di Ernie Dosio in Gabon

Gabon, l'imprenditore Ernie Dosio ucciso durante la caccia al trofeo: travolto da elefanti

Ernie Dosio, 75 anni, imprenditore californiano, è morto durante una battuta di caccia al trofeo nella regione di Lopé, in Gabon. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’uomo “è stato calpestato a morte da una mandria di cinque grandi femmine di elefante con un cucciolo”.

Dosio si trovava nell’area per una spedizione costata circa 35 mila euro, organizzata da un tour operator specializzato. La dinamica racconta di un attacco improvviso: la mandria, probabilmente spaventata, ha caricato l’uomo e la guida che lo accompagnava, rimasta gravemente ferita. La notizia è stata confermata anche dagli organizzatori del safari.

Caccia al trofeo, un business globale per pochi

Ernie Dosio, miliardario americano morto in Gabon durante una battuta di caccia al trofeo

La morte di Dosio riaccende il dibattito su una pratica molto più diffusa di quanto si creda. La caccia al trofeo non è solo un tema etico: è un mercato internazionale, alimentato da clienti facoltosi provenienti soprattutto da Europa e Stati Uniti.

I tour operator propongono pacchetti personalizzati con un vero e proprio “menù” di prede: per un bufalo si possono spendere fino a 8.000 dollari, mentre per un leopardo si arriva a 20.000. A queste cifre si aggiungono i costi per importare pelli, corna e altre parti degli animali.

Viaggi su misura e fiere di settore

Come riporta Fanpage, esistono agenzie che operano come vere e proprie strutture turistiche specializzate, capaci di organizzare spedizioni mirate all’abbattimento di specie come leoni, ippopotami e giraffe. Un sistema che, nel tempo, si è costruito anche una vetrina internazionale.

Tra gli appuntamenti citati c’è la fiera Jagd&Hund di Dortmund, dove vengono promossi questi viaggi esclusivi: destinazioni, cataloghi, proposte confezionate come esperienze “premium”. Ma dietro l’estetica patinata, il tema resta uno: trasformare la fauna in obiettivo.

Caccia al trofeo, leggi, numeri e polemiche internazionali

Dal punto di vista normativo, la caccia al trofeo è regolata da leggi diverse a seconda dei Paesi. Nell’Unione Europea, i trofei sono considerati “oggetti personali e domestici” secondo l’articolo 7.3 del Regolamento CE n. 338/97. Tuttavia, per le specie protette inserite negli allegati del CITES, sono richiesti specifici permessi di esportazione e importazione.

È proprio qui che il racconto “da safari” incontra la burocrazia: autorizzazioni, controlli, documenti. E, parallelamente, una polemica che non smette di crescere, perché coinvolge conservazione, immagine pubblica e scelte politiche.

Italia e importazioni: i dati che pesano

In Italia, tra il 2014 e il 2020 sono stati importati 437 trofei provenienti da specie protette a livello internazionale. Il Paese risulta primo in Europa per l’importazione di trofei di ippopotamo e quarto per quelli di leone.

Alcune specie, come elefanti africani, rinoceronti, ippopotami, leoni e orsi polari, richiedono autorizzazioni più stringenti. Nonostante ciò, il sistema continua a sollevare forti critiche da parte di associazioni ambientaliste e opinione pubblica.

Dal caso Cecil a oggi: un dibattito ancora aperto

Il caso più emblematico resta quello del leone Cecil, ucciso nel 2015 nello Hwange National Park in Zimbabwe dal dentista americano Walter Palmer: un episodio che ha contribuito a cambiare la percezione globale della caccia al trofeo, trasformandola in un tema di dibattito etico e politico ancora aperto.

La morte di Ernie Dosio in Gabon si inserisce in questo scenario già incandescente. Perché quando il confine tra esperienza esclusiva e forza incontrollabile della natura si spezza, resta una domanda che rimbalza ovunque: che prezzo ha davvero questo tipo di “avventura”?

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