Dopo l’avviso di conclusione delle indagini notificato ad Andrea Sempio, l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi torna a far discutere. Nelle carte depositate dalla Procura di Pavia emergono nuovi passaggi che, secondo gli investigatori, raccontano timori, cautele e comportamenti messi in campo per evitare di finire ascoltati.
Il focus, nelle ultime ore, si sarebbe spostato anche sui familiari del giovane: non risultano indagati e hanno sempre difeso il figlio, ma alcune conversazioni e iniziative sarebbero state comunque intercettate nell’ambito degli approfondimenti disposti dagli inquirenti.
Famiglia sotto la lente, pur senza indagini a carico
Il punto fermo, nelle stesse carte, resta che i familiari di Andrea Sempio non sono formalmente indagati. Eppure, nel quadro delle verifiche sul delitto di Chiara Poggi, anche loro sarebbero finiti nelle intercettazioni telefoniche e ambientali autorizzate dagli inquirenti.
Proprio da questi atti emergerebbero elementi ritenuti significativi dagli investigatori: episodi e frasi che descriverebbero una forte preoccupazione per la possibilità di essere ascoltati, con accortezze considerate sospette nel contesto dell’inchiesta.
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“Così non sentono”: il nuovo numero e la paura delle intercettazioni
Secondo quanto riporta Il Messaggero, nelle nuove carte depositate dalla Procura di Pavia si leggerebbe con chiarezza l’allarme della famiglia Sempio rispetto a possibili intercettazioni. Tra gli episodi finiti agli atti compare l’attivazione di una nuova utenza telefonica da parte di Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio.
L’operazione, sempre secondo quanto riportato, sarebbe avvenuta il 28 maggio 2025 a Vigevano. Un dettaglio che, per chi indaga, si inserirebbe in un quadro più ampio di accorgimenti legati al timore di avere i telefoni sotto osservazione.
“È il nuovo numero” e l’avvertimento del marito
Poco dopo aver ottenuto il nuovo numero, Daniela Ferrari avrebbe contattato il marito Giuseppe dicendogli: “È il nuovo numero”. Per gli investigatori, questa scelta sarebbe collegata proprio al timore di controlli.
La risposta del marito, intercettata, renderebbe esplicita la preoccupazione: “Non telefonare, perché poi magari intercettano”. Una frase che, messa nero su bianco negli atti, alimenterebbe l’ipotesi di una strategia per ridurre il rischio di ascolti.
Un incontro lontano da microfoni: la proposta della “Crivellina”
Negli atti compare anche un’altra possibile linea di cautela: discutere questioni delicate in luoghi considerati più sicuri. In una telefonata del 10 aprile 2025, Giuseppe Sempio avrebbe proposto al figlio Andrea di vedersi in una zona privata destinata alla caccia, chiamata “Crivellina”.
Secondo l’interpretazione degli inquirenti, l’obiettivo sarebbe stato sottrarsi a eventuali controlli ambientali. Durante la conversazione, il padre avrebbe detto: “Così siamo fuori e non seguono qua”.
La prudenza di Andrea e i dettagli sul luogo citato
Andrea Sempio, stando a quanto riportato nelle carte, avrebbe però mostrato cautela: spostarsi troppo, avrebbe osservato, avrebbe potuto attirare ancora più sospetti. Un passaggio che gli investigatori leggerebbero come indicativo del clima di tensione percepito in famiglia.
La località citata risulterebbe frequentata abitualmente dal padre di Andrea e, tra i proprietari dell’area, vi sarebbe anche Silvia Maria Sempio, zia paterna dell’indagato. Un elemento che, nelle ricostruzioni, contribuisce a definire la rete di rapporti familiari intorno alla vicenda.
I legami con l’ex comandante dei carabinieri e il nodo del 2007
Uno dei punti che, secondo gli investigatori, meriterebbe maggiore attenzione riguarda i rapporti tra Silvia Maria Sempio e Andrea Marchetto, ex comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco all’epoca del delitto Poggi.
Per la Procura, questi legami potrebbero aiutare a comprendere il contesto in cui Andrea Sempio venne inizialmente trattato dagli investigatori nel 2007, aprendo a nuove letture sulle dinamiche di quei primi passaggi.
Il precedente del 2013 e il dispositivo GPS
Il nome di Marchetto era già comparso in una sentenza del 2013 relativa a un caso di peculato. In quella vicenda, l’ex maresciallo venne accusato di avere fornito a Silvia Maria Sempio un dispositivo GPS ottenuto per ragioni di servizio.
Secondo i giudici, il dispositivo sarebbe stato utilizzato per controllare gli spostamenti del marito. Un precedente che oggi viene richiamato dagli investigatori come possibile tassello per ricostruire relazioni e influenze in un contesto già delicatissimo.
Il filone su presunta corruzione e i 30mila euro
Le nuove carte richiamano infine anche il filone investigativo aperto dalla magistratura di Brescia per presunta corruzione. Secondo gli inquirenti, nel 2017 Silvia Maria Sempio avrebbe consegnato 30mila euro destinati, nell’ipotesi accusatoria, a favorire l’archiviazione della posizione di Andrea Sempio nell’indagine coordinata all’epoca dalla Procura di Pavia.
Elementi che la difesa respinge e che, come sottolineano gli atti, restano al centro di accertamenti ancora in corso: l’inchiesta prosegue, con ulteriori verifiche attese sui rapporti, sulle conversazioni e sulle circostanze emerse dai depositi più recenti.


