Vai al contenuto

“Sta pezza di me**a, speriamo che…”. Beatrice morta a due anni: la chat dell’orrore

Pubblicato: 04/06/2026 09:21

Dietro alcune vicende di cronaca si nascondono realtà familiari che emergono solo dopo mesi di indagini. Situazioni che, una volta ricostruite dagli investigatori, restituiscono un quadro fatto di fragilità, omissioni e presunte responsabilità che finiscono inevitabilmente sotto la lente della magistratura. In casi che coinvolgono minori, ogni dettaglio assume un peso particolare, soprattutto quando a raccontare ciò che accadeva quotidianamente sono messaggi, fotografie e conversazioni conservate nei telefoni cellulari.

È proprio attraverso questo materiale che gli inquirenti hanno cercato di ricostruire gli ultimi mesi di vita della piccola Beatrice, la bambina di due anni morta il 9 febbraio a Bordighera. Nelle carte dell’inchiesta emergono elementi che descrivono una situazione familiare estremamente complessa e che hanno portato all’arresto della madre, Emanuela Aiello, e del suo compagno, Emanuel Iannuzzi, indagati per maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima.
Leggi anche: Ridevano mentre Beatrice piangeva: l’abisso della bambina morta a Bordighera

Il ruolo della sorella maggiore

Tra gli aspetti che emergono dagli atti dell’indagine vi è il ruolo assunto dalla sorella maggiore della bambina, che all’epoca dei fatti aveva soltanto nove anni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata lei a occuparsi frequentemente delle due sorelline più piccole durante le assenze della madre.

Le comunicazioni acquisite dagli inquirenti mostrerebbero una bambina impegnata in compiti normalmente affidati a un adulto. Dalle conversazioni emergerebbero richieste di aiuto, aggiornamenti sullo stato di salute delle sorelle e continui tentativi di contattare la madre per informarla di quanto accadeva in casa.

Secondo la ricostruzione contenuta nella richiesta di misura cautelare, in alcuni periodi le tre bambine sarebbero rimaste sole per diverse ore e, in determinate occasioni, anche per tempi prolungati. Circostanze che rappresentano uno degli elementi centrali dell’inchiesta coordinata dalla Procura.

Le contestazioni della Procura

Gli accertamenti condotti dagli investigatori hanno portato alla raccolta di numerosi elementi documentali, tra cui fotografie, messaggi e registrazioni audio. Materiale che, secondo l’accusa, contribuirebbe a delineare un contesto caratterizzato da presunti maltrattamenti e da una gestione inadeguata delle esigenze delle minori.

Le immagini acquisite agli atti mostrerebbero la piccola Beatrice con segni e lesioni presenti in diverse parti del corpo. Proprio queste fotografie sono finite al centro delle analisi investigative e delle valutazioni della Procura, che le considera particolarmente rilevanti ai fini della ricostruzione dei fatti.

La morte della bambina, avvenuta a febbraio, ha dato avvio a un’indagine approfondita che ha portato all’emissione delle misure cautelari nei confronti della madre e del compagno.

Le dichiarazioni della madre

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Emanuela Aiello avrebbe ammesso di aver lasciato in alcune occasioni le figlie sole mentre si trovava con il compagno. La donna avrebbe inoltre riferito agli inquirenti problematiche legate al consumo di alcol e sostanze stupefacenti maturate durante la relazione sentimentale.

La madre ha tuttavia respinto le accuse di aver esercitato violenza sulla figlia e ha dichiarato di non aver mai assistito ad aggressioni nei confronti della bambina. Secondo quanto riportato negli atti, il confronto con alcune fotografie rinvenute durante le indagini avrebbe provocato una forte reazione emotiva da parte della donna, che avrebbe successivamente interrotto l’interrogatorio.

I messaggi finiti agli atti

Un altro elemento considerato rilevante dagli investigatori riguarda le comunicazioni tra gli adulti e le bambine. Nelle carte dell’inchiesta sono riportati numerosi messaggi e registrazioni vocali che documenterebbero il clima presente all’interno del nucleo familiare.

Secondo gli inquirenti, alcuni contenuti mostrerebbero atteggiamenti offensivi e denigratori rivolti alle minori. Le conversazioni sono state acquisite e analizzate nell’ambito dell’indagine e rappresentano parte del materiale utilizzato per sostenere l’impianto accusatorio.

Gli audio e i messaggi sono stati inseriti nella documentazione trasmessa al giudice per le indagini preliminari e costituiscono uno dei tasselli attraverso cui la Procura ha ricostruito il contesto in cui vivevano le bambine.

Le sorelline affidate a una struttura protetta

Mentre l’inchiesta prosegue per accertare responsabilità e dinamiche della vicenda, particolare attenzione è stata rivolta alle altre due minori coinvolte. Le sorelle della piccola Beatrice sono state collocate in una struttura protetta, dove si trovano attualmente sotto tutela.

Sul piano giudiziario, il procedimento è ancora nelle fasi preliminari e saranno i successivi accertamenti a chiarire definitivamente i contorni della vicenda. Resta intanto il quadro delineato dagli investigatori, che descrive una situazione familiare al centro di una delle più delicate inchieste aperte negli ultimi mesi nel territorio ligure.

La morte della piccola Beatrice continua a suscitare profonda attenzione e commozione, mentre gli approfondimenti investigativi cercano di fare piena luce su una storia che ha profondamente colpito la comunità di Bordighera e l’intera opinione pubblica.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure