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“Pestato dal branco!”. Coinvolto anche il figlio del politico: sconvolgente

Pubblicato: 04/06/2026 09:01

Le cronache giudiziarie raccontano spesso episodi che finiscono per scuotere una comunità non soltanto per la gravità dei fatti contestati, ma anche per l’identità delle persone coinvolte. Quando un’indagine tocca famiglie conosciute sul territorio o figure legate alle istituzioni locali, l’attenzione pubblica cresce inevitabilmente, alimentando un dibattito che va oltre il singolo episodio.

È quanto sta accadendo a Belluno, dove l’inchiesta su un violento pestaggio avvenuto nei mesi scorsi ha assunto una particolare rilevanza dopo l’identificazione dei presunti responsabili. Tra i sei giovani denunciati dagli investigatori figura infatti anche il figlio di un assessore comunale, una circostanza che ha acceso il confronto pubblico in città.
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Le indagini sull’aggressione

L’episodio risale alla notte del 22 marzo, quando un cittadino egiziano di 46 anni sarebbe stato aggredito da un gruppo di ragazzi nel centro cittadino. Secondo la ricostruzione effettuata dalla Squadra mobile, la vittima sarebbe stata prima avvicinata e poi inseguita, venendo colpita con calci e pugni.

L’aggressione si sarebbe conclusa soltanto grazie all’intervento di un passante, che avrebbe costretto il gruppo ad allontanarsi. L’uomo è stato successivamente medicato in ospedale per contusioni ed ematomi, con una prognosi di alcuni giorni.

A consentire agli investigatori di risalire ai presunti autori del pestaggio sarebbero stati soprattutto i filmati registrati durante la violenza. Alcuni componenti del gruppo avrebbero infatti ripreso la scena con i telefoni cellulari, condividendo poi i video sui social network. Proprio quelle immagini sono diventate una delle prove principali utilizzate dagli inquirenti per identificare i partecipanti all’aggressione.

Tra i denunciati il figlio dell’assessore

L’aspetto che ha maggiormente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica riguarda l’identità di uno dei giovani coinvolti. Tra i quattro maggiorenni denunciati compare infatti Luca Dal Pont, 19 anni, figlio di Marco Dal Pont, assessore del Comune di Belluno.

L’amministratore fa parte della giunta guidata dal sindaco Oscar De Pellegrin e detiene deleghe particolarmente significative, tra cui quelle al sociale, alle politiche familiari, ai rapporti con le associazioni e alle frazioni. Un ruolo che ha inevitabilmente contribuito a rendere la vicenda ancora più delicata sul piano pubblico e istituzionale.

L’inchiesta ha evidenziato come i ragazzi coinvolti non provengano da contesti di particolare marginalità sociale. Un elemento che ha sorpreso gli investigatori e che ha alimentato ulteriori riflessioni sulle dinamiche che possono portare gruppi di giovani a compiere episodi di violenza apparentemente privi di un movente specifico.

Le parole del Questore

Nel corso della presentazione dell’operazione, il questore Roberto Della Rocca ha annunciato l’intenzione di incontrare le famiglie dei giovani denunciati per illustrare sia la gravità dei fatti contestati sia le ragioni dei provvedimenti adottati.

Oltre alle denunce trasmesse alla Procura ordinaria e alla Procura per i minorenni di Venezia, nei confronti dei componenti del gruppo sono stati infatti emessi anche alcuni Daspo urbani, che limiteranno temporaneamente l’accesso a determinate aree della città.

Il Questore ha inoltre sottolineato come durante gli accertamenti siano emerse giustificazioni considerate insufficienti rispetto alla gravità dell’episodio, ribadendo che l’eventuale consumo di alcol non può rappresentare una spiegazione accettabile per comportamenti violenti.

La reazione politica

Dopo la diffusione della notizia, è intervenuto anche il coordinamento della Liga Veneta Repubblica di Belluno, che ha espresso vicinanza all’assessore Marco Dal Pont e alla sua famiglia.

Nel comunicato il movimento ha evidenziato come non debbano essere attribuite responsabilità automatiche ai genitori per le azioni compiute dai figli, invitando a evitare giudizi sommari e forme di esposizione mediatica nei confronti delle famiglie coinvolte.

Allo stesso tempo, il gruppo politico ha definito particolarmente grave quanto accaduto, sottolineando la necessità che la vicenda venga affrontata con rigore da parte delle istituzioni e con senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti interessati.

Una vicenda che scuote la città

Al di là degli sviluppi giudiziari, il caso continua a far discutere a Belluno soprattutto per il coinvolgimento del figlio di un amministratore pubblico impegnato proprio nei settori del sociale e della famiglia. Un elemento che ha contribuito a trasformare una vicenda di cronaca in un tema di dibattito cittadino.

Mentre le indagini hanno ormai portato all’identificazione dei presunti responsabili dell’aggressione, resta aperta la riflessione sulle responsabilità individuali, sul fenomeno delle violenze di gruppo e sul ruolo educativo delle famiglie e delle istituzioni in episodi che continuano a suscitare forte allarme sociale.

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