
Doveva essere una serata di festa, pensata per celebrare l’unità nazionale. E invece, a margine dell’evento per gli 80 anni della Repubblica, è esploso un caso che mescola cultura, istituzioni e politica. Al centro della discussione c’è il monologo della regista Paola Cortellesi e un dettaglio che, secondo le ricostruzioni, avrebbe creato irritazione ai vertici del governo.
Il punto contestato è semplice: nel suo intervento, Cortellesi non avrebbe mai citato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, prima donna a guidare un governo nella storia d’Italia. Un’omissione che, stando alle indiscrezioni, avrebbe acceso il malumore nella maggioranza.
Una serata speciale per gli 80 anni della Repubblica
Per capire come si sia arrivati alla polemica bisogna tornare alla cornice dell’evento. Martedì sera, al Quirinale, si è celebrato l’anniversario degli ottant’anni della Repubblica con una formula inedita, fortemente voluta dal presidente Sergio Mattarella: niente ricevimento tradizionale, ma una serata pensata per essere più aperta, anche verso la piazza e gli italiani.
Il risultato è stato un grande appuntamento pubblico, trasmesso dalla tv pubblica e prodotto da Rai Cultura, con la Siae nel ruolo di sponsor tecnico. Gli artisti, secondo quanto riferito, si sarebbero esibiti a titolo gratuito.
Artisti sul palco e politica in prima fila
Sul palco si sono alternati nomi molto popolari, da Roberto Bolle a Carlo Verdone, in una serata pensata per unire spettacolo e celebrazione istituzionale. In platea, oltre al capo dello Stato, erano presenti la premier e diversi ministri.
Proprio questa presenza, così visibile e “istituzionale”, ha reso ancora più delicato ogni passaggio: in eventi del genere basta poco perché un discorso venga letto anche come un segnale politico, voluto o no.
Chi scrive davvero i testi: il ruolo del Colle
Uno dei punti centrali della vicenda riguarda la catena di responsabilità sui contenuti. In manifestazioni di questo tipo, la Rai, secondo quanto ricostruito, avrebbe un ruolo soprattutto tecnico: supporto organizzativo e messa in onda, come accade per altri eventi televisivi istituzionali o culturali.
I testi e i copioni, invece, passerebbero dalla scrivania di Giovanni Grasso, portavoce e scrittore del presidente Mattarella, affiancato dal giallista Maurizio De Giovanni. La “regia” dei contenuti, dunque, farebbe capo al Quirinale e non alla televisione di Stato.
Il monologo di Paola Cortellesi: omaggio alle donne d’Italia
Nel suo intervento, Cortellesi – premiata per “C’è ancora domani” – ha costruito un omaggio alle donne che hanno contribuito alla nascita e alla crescita del Paese. Nel discorso ha ricordato figure come Nilde Iotti e Teresa Mattei, intrecciando memoria storica e partecipazione emotiva.
Il racconto al femminile è stato descritto come intenso, ma non privo di passaggi considerati “scomodi” da una parte della politica: in particolare quello dedicato alle promesse fatte a donne coraggiose e mai del tutto mantenute.
L’omissione di Meloni e l’irritazione della maggioranza
È in questo contesto che, secondo le indiscrezioni, sarebbe maturato il fastidio. Giorgia Meloni, prima donna presidente del Consiglio, non sarebbe stata citata in alcun modo all’interno di quella galleria di figure femminili richiamate nel monologo.
Un dettaglio apparentemente marginale, ma politicamente sensibile: sempre secondo quanto ricostruito, il disappunto della premier si sarebbe esteso anche alla maggioranza, che avrebbe lasciato l’evento con evidente insoddisfazione.
Il nodo Rai e il rapporto tra politica e servizio pubblico
La conseguenza è stata una riaccensione del dibattito, già ricorrente, sul rapporto tra politica e servizio pubblico. Con il governo pronto a interrogarsi sulle responsabilità della serata, torna la domanda di fondo: chi decide davvero cosa va in onda quando l’evento ha un’impronta istituzionale così marcata?
La distinzione tra chi “produce” i contenuti e chi li trasmette diventa, in questi casi, il confine più difficile da tracciare. E ogni ambiguità finisce per trasformarsi in terreno di scontro.
Il paradosso degli ascolti: successo in tv, ma clima teso
A rendere il quadro ancora più contraddittorio c’è il dato degli ascolti: la serata ha registrato un risultato considerato molto positivo, con uno share del 16 per cento, oltre le previsioni della vigilia.
Da qui il paradosso: un evento seguito e apprezzato dal pubblico, ma accompagnato da freddezza e irritazione ai piani alti della politica. E così una celebrazione nata per rafforzare l’idea di comunità finisce, ancora una volta, per alimentare una polemica destinata a far discutere.


