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Bagarre in aula, scoppia il caos: bufera contro Meloni

Pubblicato: 16/07/2026 17:38
Aula della Camera durante il voto sulla riforma della legge elettorale

Alta tensione alla Camera dei deputati, dove la riforma della legge elettorale voluta dal centrodestra ha ottenuto il primo via libera parlamentare. Il voto finale è arrivato al termine di una seduta agitata, tra proteste, richiami della presidenza e una nuova durissima offensiva delle opposizioni contro il governo guidato da Giorgia Meloni.
Il provvedimento è stato approvato con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astensioni. Il testo passa adesso al Senato, dove il confronto potrebbe riaprirsi e portare a modifiche prima dell’eventuale approvazione definitiva della nuova legge elettorale.

Cartelli e proteste: l’Aula si accende contro il governo

Pochi minuti prima del voto conclusivo, Montecitorio si è trasformata nel teatro di una protesta compatta delle minoranze. Durante le dichiarazioni di voto, i deputati di Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra, Italia Viva e +Europa hanno esposto cartelli per contestare sia la riforma sia il percorso scelto dalla maggioranza.

Tra le scritte mostrate in Aula comparivano “Meloni ha fallito”, “Legge truffa”, “Legge incostituzionale” e “La maggioranza non esiste più: a casa!”. Uno scontro politico esploso davanti agli scranni, con l’accusa rivolta al centrodestra di voler imporre un cambiamento decisivo delle regole del voto.

Il richiamo di Fontana e il voto finale

Il presidente della Camera Lorenzo Fontana è intervenuto ripetutamente per riportare ordine nella seduta. Ai parlamentari è stato chiesto di rimuovere i cartelli e di consentire il regolare svolgimento dei lavori, mentre il clima in Aula restava particolarmente acceso.

Dopo alcuni minuti, la protesta si è conclusa e l’Assemblea ha potuto procedere con l’ultima votazione. Il via libera della Camera chiude un passaggio cruciale, ma non cancella le fratture politiche emerse nelle ore precedenti, anche all’interno della stessa maggioranza.

Il caso preferenze e i franchi tiratori

Il voto sulla riforma della legge elettorale arriva infatti dopo due giornate difficili per il centrodestra. Martedì, a scrutinio segreto, la maggioranza è stata battuta sull’emendamento che avrebbe reintrodotto le preferenze attraverso un sistema misto con capilista bloccati e preferenze.

La proposta è stata respinta per un solo voto, facendo affiorare il peso dei franchi tiratori e innescando una caccia interna ai responsabili. Su quel passaggio Giorgia Meloni aveva parlato di una vittoria della “palude”, mentre le opposizioni avevano rivendicato il risultato come una battuta d’arresto per l’esecutivo.

Cosa cambia con la nuova legge elettorale

Nonostante il fallimento dell’emendamento sulle preferenze, il centrodestra ha scelto di non modificare l’impianto generale del disegno di legge. Restano quindi le liste bloccate, senza preferenze, insieme a un premio di maggioranza destinato alla coalizione o alla lista che raggiungerà almeno il 42% dei voti.

Il premio prevede l’assegnazione di 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, entro limiti massimi stabiliti. La riforma conferma inoltre le soglie di sbarramento del 10% per le coalizioni e del 3% per le liste singole, ridisegna le circoscrizioni estere e stabilizza il voto per gli elettori fuori sede.

Il passaggio al Senato e le possibili modifiche

Il testo introduce anche l’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento della presentazione delle liste. Ma il tema più delicato resta quello delle preferenze, che continua a dividere la maggioranza dopo il voto segreto che ha fatto saltare l’emendamento.

Ora la partita si sposta a Palazzo Madama. Se il Senato dovesse modificare il provvedimento, la riforma della legge elettorale dovrebbe tornare alla Camera per una nuova lettura: il primo via libera è arrivato, ma il percorso parlamentare resta ancora aperto.

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