
La vicenda di Mario Roggero continua a dividere profondamente l’opinione pubblica italiana, anche a distanza di anni dalla drammatica rapina avvenuta nella sua gioielleria. La sentenza definitiva che ha condannato il commerciante a 14 anni e 9 mesi di reclusione ha riacceso il dibattito sui limiti della legittima difesa, alimentando un confronto acceso tra chi ritiene che abbia reagito per proteggere sé stesso e chi, invece, sostiene che abbia oltrepassato i confini consentiti dalla legge.
Il caso è tornato recentemente al centro dell’attenzione anche sul piano politico. Le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha richiamato la vicenda per sostenere le nuove norme contenute nel ddl Sicurezza, hanno riportato sotto i riflettori una storia che continua a suscitare emozioni, polemiche e prese di posizione contrapposte.

Mario Roggero, parla la sorella di uno dei rapinatori uccisi
Mentre una parte dell’opinione pubblica continua a esprimere solidarietà nei confronti del gioielliere, dall’altra resta il dolore delle famiglie dei due rapinatori rimasti uccisi. È proprio da una di queste famiglie che arriva ora una testimonianza destinata a riaprire il confronto, offrendo uno sguardo diverso su quanto accaduto quel tragico giorno.
“Meritava il carcere, non di essere ammazzato così”. A parlare è Caterina Spinelli, sorella di Andrea, uno dei due rapinatori uccisi dal gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per i fatti avvenuti il 28 aprile del 2021 a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo.

Intervistata dal quotidiano La Stampa, la donna è tornata a parlare della rapina, terminata poi nel sangue: “Andrea meritava di essere arrestato e di finire in carcere a scontare la sua condanna, come Giuseppe Mazzarino. A partire da mia madre, tutti noi familiari siamo i primi a essere molto arrabbiati, soprattutto per il dolore che ci ha lasciato. Però si meritava una decisione della giustizia, non di essere ammazzato in quel modo”.
La sorella del rapinatore ha poi voluto raccontare un volto del fratello molto diverso da quello emerso dopo la tragedia. “Non era un mostro”, ha spiegato, aggiungendo: “Era il perno della nostra famiglia: lui c’era in ogni situazione, era il cocco di nostra mamma, lei lo difendeva sempre. Con lui avevo un rapporto profondo: eravamo sole e luna. Era capace di sorridere nei momenti bui: mi manca tantissimo. Ho una malattia genetica e tutte le volte che finivo il trattamento mi chiamava. Mi trattava come una principessa”.
Nel corso dell’intervista, Caterina Spinelli ha ripercorso anche l’infanzia e la giovinezza del fratello, sottolineando come, a suo dire, il percorso criminale non facesse parte della storia della loro famiglia. “Nessuno di noi ha mai avuto a che fare con la criminalità. Siamo una famiglia perbene di onesti lavoratori. Andrea da piccolo scappava spesso in chiesa a fare il chierichetto. Poi aveva fatto il caddy sui campi da golf e aveva iniziato persino a giocare. Proposero a mia madre di iscriverlo nei tornei perché era piuttosto bravo. Purtroppo non seguì quel talento. Era troppo giovane”.

Alla domanda sul motivo che avrebbe spinto Andrea a partecipare alla rapina, la donna ha indicato come causa principale le frequentazioni sbagliate. “Colpa di cattive amicizie, di situazioni sbagliate, ma non era mai arrivato fino a quel punto. Era la prima volta che faceva una rapina. Sì, aveva avuto altri guai in passato e lo avevamo sempre perdonato, malgrado i suoi errori. Mia madre ne ha sofferto molto. Quella rapina nessuno di noi se la spiega. E questa cosa fa tanta rabbia. Una cosa imperdonabile”.
Infine, Caterina Spinelli ha espresso tutto il suo dispiacere per l’immagine che oggi, secondo lei, accompagna il nome del fratello. “Mi dispiace sentirlo definire un cattivo. Mi dispiace per quello che è successo, ma lui non era così. Voleva bene a sua figlia, ai nipoti. Andava matto per i bambini. Uscito dal carcere si è rimesso in carreggiata ma non si è liberato delle amicizie sbagliate. Sempre in bilico: giardiniere, operaio edile. Sempre lavori precari: una volta quando i datori scoprirono che aveva dei precedenti non gli rinnovarono il contratto. Si è sempre ritrovato a dover arrancare. Sbagli una volta e sbagli sempre. Ma non perdeva il sorriso. Rinunciava a tutto per donare qualcosa agli altri”.


