
Le infezioni da Listeria monocytogenes sono in aumento e spingono l’Unione europea a rafforzare le misure di sicurezza per alcuni alimenti considerati più esposti al rischio, tra cui il salmone affumicato e altri prodotti ittici pronti al consumo. Le nuove disposizioni, entrate in vigore nel 2026, introducono criteri più stringenti per i produttori, mentre recenti studi richiamano l’attenzione anche sui contaminanti chimici presenti nei pasti pronti a base di pesce. Gli esperti, tuttavia, ribadiscono che il consumo di pesce continua a rappresentare una scelta salutare, purché siano rispettati adeguati standard di sicurezza lungo tutta la filiera.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Current Opinion in Food Science, la Listeria resta uno dei principali rischi microbiologici per alimenti come formaggi molli, latte non pastorizzato, alcuni ortaggi e soprattutto pesce affumicato. In Europa, l’incidenza delle infezioni è aumentata tra il 2010 e il 2024, mentre la malattia continua a presentare un’elevata letalità, colpendo in particolare anziani, donne in gravidanza e persone con un sistema immunitario compromesso.
Nuove regole europee contro la Listeria
Per limitare il rischio di contaminazione, la normativa europea impone ai produttori di alimenti non stabilizzati di dimostrare che la concentrazione di Listeria non superi i 100 microrganismi per grammo durante l’intera shelf life del prodotto. Se questa condizione non può essere garantita, dovrà essere rispettato un criterio ancora più rigoroso: il batterio dovrà risultare completamente assente in un campione di 25 grammi.
I ricercatori del National Food Institute della Technical University of Denmark ritengono però che queste misure possano essere ulteriormente rafforzate. Tra le proposte figurano un’etichettatura più chiara dei prodotti stabilizzati, una riduzione della durata di conservazione e il miglioramento delle procedure di igiene negli stabilimenti di lavorazione e confezionamento. Per il salmone affumicato o marinato, gli studiosi indicano inoltre che l’aggiunta di piccole quantità di aceto durante la salatura potrebbe contribuire a eliminare l’eventuale presenza del batterio senza modificarne il sapore, mentre il congelamento rappresenta un ulteriore strumento per ridurre il rischio, poiché la Listeria è in grado di sopravvivere alle temperature del frigorifero ma non a quelle del congelatore.
I contaminanti chimici restano sotto i limiti di sicurezza
Un secondo studio, pubblicato sulla rivista Analytical and Bioanalytical Chemistry dai ricercatori dell’Università Rovira i Virgili di Tarragona, ha analizzato diversi pasti pronti a base di pesce commercializzati in Spagna. L’indagine ha rilevato la presenza di numerose sostanze chimiche, tra cui ftalati, organofosfati, benzotiazoli e muschi sintetici, provenienti principalmente dal packaging, dai materiali utilizzati durante la produzione e dall’ambiente.
Gli autori sottolineano tuttavia che tutte le concentrazioni riscontrate restano ampiamente al di sotto delle soglie considerate pericolose per la salute. L’analisi dell’esposizione, effettuata su diverse fasce della popolazione, non ha evidenziato livelli di rischio anche in presenza di un consumo regolare di pesce. Secondo gli studiosi, i risultati non mettono quindi in discussione i benefici nutrizionali dei prodotti ittici, ma confermano la necessità di mantenere elevati standard di controllo, soprattutto per gli alimenti pronti al consumo, sempre più diffusi sulle tavole europee.


