
I controlli antidoping effettuati nel cuore della notte su Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard durante il Tour de France continuano ad alimentare il dibattito nel mondo del ciclismo. I test, eseguiti tra il 18 e il 19 luglio, sono stati autorizzati dal Tribunale di Parigi dopo una richiesta presentata dalle autorità competenti e, secondo le ricostruzioni emerse, sarebbero stati disposti nell’ambito di verifiche legate a «seri e fondati sospetti», come previsto dalla normativa francese. Al momento, però, non sono stati resi noti i risultati degli esami né sono state formulate accuse di doping nei confronti dei due corridori.
Secondo quanto riportato da L’Équipe, il via libera ai controlli straordinari è arrivato sulla base delle procedure previste dalla legislazione francese. Vingegaard sarebbe stato sottoposto al test intorno alle 2 di notte, mentre Pogacar, già controllato al termine della tappa come avviene abitualmente, sarebbe stato svegliato alle 5 del mattino per un ulteriore prelievo. Una modalità che ha suscitato polemiche tra atleti e addetti ai lavori per il suo carattere particolarmente invasivo.
La normativa sui controlli notturni
La richiesta dei controlli è stata presentata dall’International Testing Agency (ITA), che gestisce il programma antidoping del Tour insieme all’agenzia francese AFLD. La normativa richiamata prevede che un giudice possa autorizzare verifiche notturne soltanto quando esista una «stretta proporzionalità» tra la limitazione dei diritti dell’atleta e gli obiettivi della lotta al doping, sulla base di sospetti ritenuti seri e fondati.
Nessun elemento ufficiale è stato diffuso sul tipo di sostanze ricercate, ma nel mondo del ciclismo sono circolate indiscrezioni secondo cui l’attenzione sarebbe rivolta all’ormone della crescita (HGH), sostanza particolarmente difficile da individuare in caso di microdosaggi. Si tratta, tuttavia, di ricostruzioni che non hanno ricevuto conferme ufficiali da parte delle autorità antidoping.
Il dibattito nel mondo del ciclismo
Tra coloro che hanno commentato la vicenda c’è il corridore belga Oliver Naesen, che ha riferito di aver sentito parlare di controlli orientati proprio alla ricerca dell’ormone della crescita, sottolineando però di non avere informazioni su eventuali casi di doping nel gruppo. Secondo Naesen, alcune sostanze restano rilevabili nel sangue solo per poche ore, rendendo necessari controlli eseguiti in momenti particolari, pur interrogandosi sul limite tra efficacia delle verifiche e tutela degli atleti.
Favorevole ai test notturni si è invece espresso Jonathan Vaughters, ex ciclista e attuale team manager della EF Education-EasyPost. Ricordando gli scandali che hanno segnato il ciclismo tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, Vaughters ha sostenuto che controlli di questo tipo rappresentano uno degli strumenti più efficaci per contrastare il microdosaggio di peptidi e testosterone. Ha inoltre riconosciuto che gli attuali campioni pagano il prezzo degli errori del passato, ma ha aggiunto che un sacrificio in termini di riposo può contribuire a rafforzare la credibilità dello sport.
L’HGH è considerato da tempo una delle sostanze più difficili da rilevare nei controlli antidoping. I suoi effetti sul recupero fisico e sulla massa muscolare possono protrarsi nel tempo, mentre i microdosaggi tendono a ridurre la finestra di rilevabilità, motivo per cui i controlli a sorpresa, compresi quelli notturni, rappresentano uno degli strumenti utilizzati per contrastarne l’eventuale impiego illecito.


