
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha inviato alla procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto di Najeem Almasri. La trasmissione degli atti arriva dopo circa un anno e mezzo e a pochi giorni dalla decisione della Corte costituzionale che ha giudicato illegittima l’interpretazione data dal guardasigilli sulla procedura di cooperazione con la Cpi.
La decisione dopo il verdetto della Corte costituzionale
Secondo quanto stabilito dalla Consulta, il ministro della Giustizia che riceve una richiesta di arresto dalla Corte penale internazionale deve trasmetterla immediatamente al procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma. Non è prevista, secondo i giudici costituzionali, la possibilità di lasciare la richiesta sospesa senza una motivazione.
La sentenza ha quindi messo in discussione la linea seguita da Nordio nella vicenda del generale libico, accusato dalla Cpi di crimini contro l’umanità per torture e violenze commesse nel carcere di Mitiga, a Tripoli.
L’arresto a Torino e il ritorno in Libia
Almasri era stato arrestato il 19 gennaio 2025 a Torino sulla base del mandato emesso dalla Corte penale internazionale. Due giorni dopo, la Corte d’appello di Roma aveva disposto la sua liberazione perché gli atti necessari non erano stati trasmessi dal ministero della Giustizia.
Dopo il rilascio, il generale libico era stato espulso dall’Italia e riportato in Libia con un volo di Stato, una decisione che aveva provocato forti polemiche politiche.
Nordio aveva difeso il proprio operato sostenendo di non avere un ruolo da semplice “passacarte” e rivendicando margini di valutazione nella gestione della richiesta della Cpi. La Corte costituzionale ha però stabilito che la trasmissione degli atti era un passaggio obbligatorio.
Almasri condannato in Libia, ma ancora ricercato dalla Cpi
Dopo il rientro in Libia, Almasri è stato processato e condannato a 7 anni e 4 mesi di carcere per violazioni dei diritti dei detenuti. La condanna, tuttavia, non ha portato alla sua consegna alla Corte penale internazionale, che continua a ricercarlo.
La decisione di Nordio di inviare ora il fascicolo alla procura arriva quindi dopo il pronunciamento della Consulta e rappresenta, secondo le opposizioni, una retromarcia rispetto alla posizione mantenuta finora dal governo.
Le reazioni politiche e la richiesta di dimissioni
La vicenda ha riacceso lo scontro tra maggioranza e opposizioni. Avs, attraverso Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, ha chiesto le dimissioni del ministro, sostenendo che una bocciatura della Corte costituzionale rappresenti un fallimento politico e istituzionale.
Anche il Movimento 5 Stelle ha criticato duramente la gestione del caso, mentre +Europa ha accusato Nordio di aver accumulato una serie di scelte considerate controverse sulla giustizia.
La liberazione di Almasri aveva inoltre portato a una denuncia per omissione di atti d’ufficio nei confronti della premier Giorgia Meloni, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e dello stesso Nordio. Il tribunale dei ministri aveva chiesto l’autorizzazione a procedere, poi negata dalla Camera, che aveva ritenuto legittima la mancata convalida dell’arresto per ragioni legate alla sicurezza nazionale.


