
La prefettura di Kumamoto, nel Sud-Ovest del Giappone, continua a fronteggiare una doppia emergenza dopo il violento terremoto che ha colpito la regione. Il sisma ha provocato 38 vittime e lasciato migliaia di persone in condizioni difficili, mentre alle conseguenze materiali della scossa si è aggiunta un’ondata di caldo estremo con temperature vicine ai 40 gradi. Oltre 46 mila famiglie sono ancora senza acqua corrente e molti sfollati sono costretti a vivere in rifugi di fortuna, nelle automobili o vicino alle proprie abitazioni danneggiate.
Nei giorni successivi al sisma, i residenti hanno iniziato a rimuovere dalle case distrutte detriti, mobili, elettrodomestici e materiali danneggiati, accumulando montagne di rifiuti in attesa della raccolta. La situazione è resa ancora più complessa dalla carenza di servizi essenziali e dal rischio di problemi sanitari legati alle alte temperature.
Sfollati nei rifugi tra caldo e carenza d’acqua
Secondo le autorità locali, tra le vittime del terremoto figura anche una persona deceduta apparentemente per un colpo di calore mentre cercava riparo all’interno di un’auto durante le giornate torride. Un altro decesso resta invece ancora da chiarire. I feriti registrati sono 114.
Il primo ministro Sanae Takaichi ha visitato per la prima volta la prefettura di Kumamoto dopo il sisma, incontrando alcune delle comunità colpite. La visita si è svolta in un centro di accoglienza dotato di letti in cartone, divisori per la privacy e aria condizionata, una struttura considerata tra le meglio organizzate della zona.
La scelta del luogo ha però generato critiche sui social, dove alcuni utenti hanno accusato le autorità di aver mostrato una realtà diversa rispetto alle condizioni vissute dalla maggior parte degli sfollati. Sono ancora oltre 8.500 le persone ospitate nei rifugi di emergenza, spesso allestiti in palestre e strutture pubbliche non sempre dotate di sistemi adeguati per affrontare il caldo.
Danni alle abitazioni e indagini sull’esplosione nel centro commerciale
Molti abitanti hanno scelto di dormire nelle proprie auto, nei parcheggi dei municipi o nei parchi, mentre altri sono rimasti all’esterno delle loro case danneggiate. Gli esperti sottolineano da tempo che la mancanza di strutture di accoglienza adeguate dopo una calamità può aggravare problemi legati al sovraffollamento, all’igiene e alla perdita di privacy.
Il terremoto ha causato danni ingenti al patrimonio edilizio: circa 700 abitazioni sono state completamente distrutte e oltre 11.300 edifici hanno riportato danni di varia entità. Nei comuni di Uki e Hikawa sono già iniziati i lavori per la costruzione di abitazioni temporanee destinate agli sfollati.
Parallelamente prosegue anche l’indagine sull’esplosione in un centro commerciale già danneggiato dal sisma. La società proprietaria di un negozio all’interno della struttura ha riferito di aver chiesto a due dipendenti, poi morti nell’esplosione, di rientrare nell’edificio per recuperare gli incassi e trasferirli in una cassaforte. Secondo il gestore del centro commerciale, la deflagrazione sarebbe stata provocata da una fuga di gas dopo l’evacuazione di circa tremila clienti verso un parcheggio. I soccorritori hanno estratto cinque persone vive e recuperato i corpi di sette vittime.


