
La Camera dei deputati salva Andrea Delmastro e sprofonda nel caos. Con 206 voti contrari e 133 favorevoli, Montecitorio ha negato alla Procura di Roma l’utilizzo delle chat tra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia, ritenuto dagli investigatori un presunto prestanome del clan Senese. Una decisione che blocca l’acquisizione di materiale giudicato necessario dai magistrati e trasforma il caso giudiziario in una violenta resa dei conti politica.
Lo scudo della maggioranza passa, ma lascia dietro di sé imbarazzi e fratture. Nel voto segreto emergono diversi franchi tiratori, mentre tra i partiti di governo si contano circa trenta assenze. Non partecipa alla votazione neppure Chiara Colosimo, presidente della Commissione Antimafia, vicina personalmente a Delmastro ma assente nel momento più delicato della vicenda.
L’oltraggio a Scalfaro scatena il caos
A incendiare definitivamente l’Aula è Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia tenta di ribaltare le accuse delle opposizioni e trascina nello scontro la memoria di Oscar Luigi Scalfaro, sostenendo che la sinistra lo avrebbe eletto al Quirinale mentre il Movimento sociale italiano avrebbe voluto Paolo Borsellino presidente della Repubblica.
Bignami accusa inoltre Scalfaro di avere consentito l’uscita di centinaia di mafiosi dal regime del 41 bis. Parole che provocano un’autentica esplosione. Dai banchi delle opposizioni partono urla, proteste e accuse di menzogna. La presidente di turno Anna Ascani richiama tutti al rispetto dovuto a un ex capo dello Stato, mentre Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra parlano apertamente di oltraggio alla memoria repubblicana.
Il caos diventa totale. Elly Schlein accusa la maggioranza di impedire che emerga la verità in un’indagine di mafia e invita il centrodestra a non utilizzare il nome di Borsellino. Giuseppe Conte attacca Giorgia Meloni, accusandola di predicare rigore contro i criminali e di proteggere invece gli esponenti della propria parte politica.
Le chat restano blindate
La maggioranza difende il diniego sostenendo di voler tutelare la libertà e la riservatezza della corrispondenza parlamentare. Il relatore Pietro Pittalis respinge l’accusa di interferenza con la magistratura e richiama precedenti votazioni nelle quali il Parlamento aveva negato autorizzazioni simili.
Le opposizioni contestano però il paragone. Per il relatore di minoranza Federico Gianassi, la Camera sta mettendo un ostacolo concreto a un’indagine su fatti gravissimi. Anche Azione si schiera ufficialmente a favore dell’acquisizione delle conversazioni.
La protesta invade l’emiciclo. I parlamentari di Avs si bendano con fazzoletti bianchi per denunciare una maggioranza che vorrebbe chiudere gli occhi degli italiani. Gli esponenti del Movimento 5 stelle sollevano cellulari e tablet chiedendo di rendere disponibili le chat. Dai banchi della destra arrivano urla e contestazioni.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio difende lo stop, sostenendo che nelle conversazioni potrebbe essere contenuta la vita privata di un parlamentare. Ma il voto non chiude affatto il caso. Le chat rimangono blindate, mentre sul Parlamento resta l’immagine di una giornata dominata dal caos, dagli insulti e dall’oltraggio a Scalfaro.


