
Negli Stati Uniti il rischio autoritario, secondo centinaia di ex funzionari dell’intelligence, non si manifesta necessariamente attraverso rotture clamorose dell’ordine democratico. Può procedere invece per gradi: attraverso la riduzione dei contrappesi istituzionali, l’allontanamento di funzionari considerati ostili, la revoca delle autorizzazioni di sicurezza e una progressiva concentrazione del potere nelle mani del presidente.
A lanciare l’allarme sono oltre 400 ex appartenenti all’intelligence americana riuniti in The Steady State, organizzazione nata nel 2016. Secondo il gruppo, nel suo secondo mandato Donald Trump starebbe accelerando un processo di accentramento del potere che rischia di indebolire gli equilibri sui quali si fonda la democrazia statunitense.
Gli ex agenti: «Indeboliti i contrappesi»
Tra le preoccupazioni principali indicate dagli ex funzionari c’è il progressivo indebolimento delle istituzioni chiamate a controllare l’esecutivo, a partire dal Congresso, oggi a maggioranza repubblicana. A questo si aggiungono i provvedimenti adottati nei confronti di esponenti dell’apparato di sicurezza e intelligence ritenuti politicamente ostili alla Casa Bianca.
Paul Kolbe, già dirigente della Cia con esperienza nell’ex Unione Sovietica e nei Balcani, vede nelle dinamiche americane alcuni meccanismi ricorrenti nei sistemi che scivolano verso forme autocratiche. Ancora più pessimista Mark Zaid, avvocato specializzato in sicurezza nazionale al quale Trump ha revocato il nulla osta: a suo giudizio, molte delle tradizionali barriere istituzionali sarebbero ormai venute meno.
Gli ex 007 denunciano inoltre la crescita di un vero e proprio culto della personalità attorno al presidente. Gail Helt, ex analista dell’intelligence, indica come sintomo di questa trasformazione anche la crescente identificazione simbolica dello Stato con la figura personale di Trump.
Il timore per le elezioni di novembre
Un secondo gruppo composto da veterani dell’intelligence, l’Institute for the Study of States of Exception, teme che i poteri d’emergenza possano essere utilizzati per condizionare il quadro politico in vista delle elezioni di novembre, chiamate a rinnovare il Congresso.
Le preoccupazioni sono aumentate dopo che Trump ha nuovamente accusato la Cina di interferenze nelle elezioni presidenziali del 2020, nonostante una precedente valutazione del National Intelligence Council avesse escluso quella ricostruzione. Nel frattempo, diversi funzionari che avevano sostenuto la tesi dell’interferenza russa a favore di Trump sono stati privati dell’accesso a informazioni riservate.
Per gli ex funzionari, tuttavia, le istituzioni americane conservano ancora una forte capacità di resistenza grazie alla lunga tradizione democratica del Paese. Il rischio maggiore potrebbe essere un altro: che l’opinione pubblica finisca progressivamente per abituarsi alla concentrazione del potere e considerare normali comportamenti istituzionali che fino a pochi anni fa sarebbero stati giudicati eccezionali o inaccettabili.


