
Dopo quasi un mese di cautela, Friedrich Merz potrebbe indicare pubblicamente la Russia come responsabile del tentato attacco all’aeroporto di Lipsia. Il cancelliere tedesco ha promesso chiarimenti in tempi brevi sui due droni carichi di esplosivo militare trovati vicino ad alcuni velivoli cargo ucraini e sul terzo apparecchio che si è schiantato contro un aereo in volo. Una presa di posizione ufficiale potrebbe arrivare già nelle prossime ore.
Il governo tedesco continua però ad attendere la conclusione delle indagini. Secondo lo Spiegel, su uno dei quadricotteri sarebbero state trovate tracce di Dna e gli investigatori avrebbero già individuato alcuni sospetti. Anche l’intelligence statunitense, citata dall’emittente ABC dopo l’esame delle immagini, ritiene che dietro l’operazione possa esserci la mano dei servizi russi.
Il nodo del coinvolgimento della Nato
Accusare formalmente Mosca significherebbe riconoscere che il Cremlino ha tentato uno degli attacchi più gravi compiuti nell’ambito della guerra ibrida contro l’Europa. Lipsia rappresenta infatti uno dei principali snodi logistici del continente e l’esplosione dei droni avrebbe potuto provocare conseguenze devastanti.
La Germania potrebbe teoricamente chiedere l’attivazione dell’articolo 5 della Nato, che considera l’aggressione contro uno Stato membro come un attacco all’intera Alleanza. Merz sarebbe però consapevole delle resistenze di diversi partner, contrari ad aprire uno scontro diretto con la Russia. L’ipotesi più prudente resta quindi il ricorso all’articolo 4, che prevede consultazioni tra gli alleati quando la sicurezza di uno Stato membro viene ritenuta minacciata.
Berlino valuta sanzioni e nuove espulsioni
In alternativa, il cancelliere potrebbe scegliere una risposta nazionale, espellendo altri diplomatici russi e imponendo nuove sanzioni. Finora Berlino ha adottato misure di questo tipo insieme all’Unione europea, ma questa volta potrebbe decidere di procedere autonomamente. Sullo sfondo rimane anche il caso della Casa Russia, l’istituto culturale indicato da tempo come possibile punto di riferimento per le attività dell’intelligence di Mosca.
Intanto, in Polonia, un nuovo incendio doloso ha colpito una fabbrica di armi destinate all’Ucraina a Skazysko-Kamienna. Si tratta del quinto episodio registrato nell’ultimo mese in stabilimenti europei impegnati nella produzione militare per Kiev, compreso quello avvenuto a Colleferro. Una sequenza che aumenta la pressione su Berlino e rafforza i sospetti sull’esistenza di una più ampia campagna di sabotaggi contro il sostegno europeo all’Ucraina.


