
Unione europea e Nato lavorano a una risposta coordinata dopo l’allarme lanciato dalla Germania sui presunti sabotaggi russi e sull’attività di agenti legati al Cremlino in territorio europeo. Le ipotesi allo studio vanno da un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca fino all’utilizzo degli oltre 200 miliardi di euro di asset russi congelati per sostenere l’Ucraina. Sul versante militare, invece, si ragiona sul rafforzamento dell’intelligence dell’Alleanza e sulla possibilità di ricorrere all’articolo 4 della Nato.
A Bruxelles la vicenda dei droni che all’inizio di agosto avevano creato una situazione di emergenza all’aeroporto di Lipsia viene considerata particolarmente grave. Le conclusioni dell’inchiesta tedesca, secondo cui dietro l’operazione ci sarebbe la Russia, hanno spinto le istituzioni europee e i Paesi membri ad accelerare il confronto sulle contromisure. La preoccupazione riguarda soprattutto la capacità di Mosca di organizzare operazioni di guerra ibrida direttamente all’interno dei Paesi europei.
Il nodo degli asset russi
La semplice introduzione di nuove sanzioni economiche viene ormai considerata da diversi governi una misura insufficiente. Per questo torna al centro del confronto la questione dei beni russi immobilizzati, che nell’Unione europea superano i 200 miliardi di euro. L’ipotesi è utilizzare quelle risorse a beneficio di Kiev, andando quindi oltre l’impiego dei soli profitti generati dagli asset congelati.
La questione è entrata nell’agenda dei colloqui avviati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen ed è stata affrontata anche dai ministri degli Esteri europei. Nei giorni scorsi Svezia, Spagna, Olanda e Polonia avevano già chiesto formalmente di riaprire il dossier, invitando l’Alto rappresentante Kaja Kallas a trovare una formula che consenta un maggiore utilizzo dei beni russi immobilizzati.
Il principale ostacolo resta il Belgio, dove attraverso Euroclear è custodita gran parte degli asset. Bruxelles teme possibili conseguenze giudiziarie e l’eventualità di dover risarcire Mosca nel caso di una sentenza internazionale sfavorevole. Per superare questa resistenza, tra le soluzioni allo studio ci sarebbe una forma di responsabilità condivisa tra i 27 Stati membri, in modo da non lasciare al solo Belgio gli eventuali rischi finanziari.
La Nato rafforza intelligence e controspionaggio
Sul fronte dell’Alleanza Atlantica, il segretario generale Mark Rutte incontra von der Leyen per valutare le possibili risposte. Una delle priorità è il potenziamento della cooperazione tra i servizi di intelligence dei Paesi Nato, soprattutto perché le indagini tedesche avrebbero accertato che i droni utilizzati nell’operazione di Lipsia sarebbero stati lanciati direttamente dal territorio tedesco.
L’ipotesi degli investigatori è quindi quella di una rete di agenti o collaboratori russi capaci di operare vicino alle infrastrutture strategiche europee. Da qui la necessità di rafforzare le attività di controspionaggio e prevenzione, considerate essenziali per contrastare una minaccia che non passa necessariamente attraverso attacchi militari convenzionali.
La Germania non esclude inoltre il ricorso all’articolo 4 della Nato, che consente agli alleati di avviare consultazioni formali quando uno Stato ritiene minacciate la propria sicurezza o integrità territoriale. Sullo sfondo resta anche il nodo dell’atteggiamento degli Stati Uniti di Donald Trump e della disponibilità americana a sostenere una linea più dura nei confronti di Mosca. Una situazione che, in alcuni ambienti europei, ha fatto riaffiorare anche il dibattito su una futura capacità nucleare autonoma dell’Europa, ipotesi ancora lontana ma indicativa del livello di tensione raggiunto.


