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Mario Adinolfi, l’annuncio sui social: “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook”

Pubblicato: 21/09/2026 09:55

L’ex parlamentare e leader del movimento Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, dalla misura cautelare dei domiciliari è stato trasferito direttamente in carcere. L’ordine di arresto è arrivato dopo la richiesta di aggravamento presentata dal pubblico ministero per le reiterate e continue violazioni delle prescrizioni impostegli dal giudice per le indagini preliminari.
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Nuove misure cautelari per Adinolfi

Il provvedimento eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Roma dispone la custodia cautelare in carcere a causa dell’inottemperanza sistematica alle regole fissate a luglio. L’indagato, infatti, aveva un divieto assoluto di utilizzare dispositivi telefonici, strumenti informatici e canali telematici, salva l’unica eccezione rappresentata dai contatti strettamente necessari con il proprio difensore.

Nonostante la prescrizione formale, secondo quanto ricostruito dal gip Giulia Arceri, l’ex deputato avrebbe continuato a pubblicare contenuti sul web con cadenza quotidiana. Gli accertamenti attestano la presenza di ben 49 articoli firmati sul blog online e di 23 post condivisi sulla sua pagina social ufficiale.

Le accuse di reati finanziari

I reati contestati a carico dell’indagato restano di estrema gravità. Mario Adinolfi risulta accusato di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi.

L’inchiesta ruota attorno a un presunto meccanismo di investimento ribattezzato ‘Betting Group’ o ‘Scommessa Collettiva’, ideato e diffuso tramite social network. Diversi risparmiatori avrebbero affidato ingenti somme di denaro con la promessa di ottenere rendimenti e guadagni, senza mai veder rientrare il Capitale versato o la remunerazione pattuita. La violazione dei divieti di comunicazione ha configurato un ulteriore rischio di reiterazione del reato e il concreto pericolo di inquinamento probatorio.

La reazione sui canali social

Poco prima che la misura venisse eseguita, la notizia è stata diffusa dallo stesso interessato attraverso una pubblicazione sul proprio profilo virtuale. “Mi portano in carcere perché scrivo su Facebook. Sono il primo italiano nella storia a subire questo tipo di arresto”, scrive sui social, accompagnando l’affermazione con l’immagine dell’ordinanza giudiziaria firmata dal magistrato.

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