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Marco Pannella, l’incompreso: storia di una tesi di laurea che nessuno accettò

Pubblicato: 22/09/2026 20:59

Può apparire irrilevante che nel 1947 Giacinto Pannella detto Marco abbia superato l’esame di maturità al Liceo Classico Giulio Cesare di Roma con 6 in italiano, latino, greco, fisica, scienze e educazione fisica. Poi 8 in storia, 7 in filosofia, in matematica e storia dell’arte.

Il Giulio Cesare, quartiere Trieste. Ve la ricordate la canzone di Antonello Venditti? “L’estate è nell’aria, brindiamo alla maturità/ L’Europa è lontana, partiamo viva la libertà/ Tu come stai? Ragazzo del sessantasei / Coraggio di quei giorni miei / Coscienza, voglia e malattia di una canzone ancora mia, yeh / Ancora mia, yeh / Nasce qui da te qui davanti a te Giulio Cesare”.


Stesso liceo. Pannella, più giovane maturando del Venditti del 1966,  perché la severissima madre svizzera lo spedì a scuola con due anni di anticipo. I voti non erano alti, ma Giacinto detto Marco era avanti. E in fondo avanti è sempre stato. Gli va riconosciuto, anche se si può non essere stati sempre concordi con lui. Potrei ricordare qualche aneddoto. Ma non vale la pena.

Giacinto non era il primo della classe. Non è obbligatorio,  nonostante l’ansia che procura a tutti i genitori. Renzo De Felice, grande storico del Novecento, più “ansiano” di pochi mesi del futuro leader radicale, fu due volte ripetente al Liceo classico romano Goffredo Mameli e la maturità la conquistò a fatica nel 1949 da privatista al Marco Terenzio Varrone di Rieti. Eppure Renzo diventò De Felice. Lasciamo perdere i voti. Sono irrilevanti. Conta la vita.

Non è invece irrilevante il percorso universitario di Pannella, oggi disponibile grazie al giornalista parlamentare di Radio Radicale Lanfranco Palazzolo, abituato a scavare nelle carte, negli archivi. E capace di farne storia. A lui si deve la cura di Marco Pannella. Storia di una tesi di laurea, in libreria per le edizioni Nuova Palomar [pp. 202, € 21,50].

Può sembrare un marginale dettaglio della sua vita tutta vissuta in prima fila scoprire come Pannella, il 17 marzo 1953, si sia laureato in Giurisprudenza nella Università di Urbino, dove nel 1952 si era trasferito dopo aver dato 16 esami alla Sapienza di Roma e gliene mancavano solo cinque. I suoi voti – come quelli liceali – non erano superlativi. Fioccavano i 18, i 19, i 21. Non è che a Urbino gli andò molto meglio. La sua carriera si chiude con un 18 in diritto civile. Ma non era questo il suo problema. Giovanissimo militante – per un decennio – del Partito Liberale, era impegnatissimo nelle associazioni studentesche. Leader della Gioventù Liberale e dell’UGI, l’Unione Goliardica Italiana, e infine dell’UNURI, l’Unione Nazionale Universitaria Rappresentativa Italiana, attiva negli atenei fino al 1968.

Attivista senza limiti, dare gli esami era in fondo un suo impegno parallelo. Ma evidentemente ci teneva al “pezzo di carta”, più di tanti coetanei, futuri politici di livello che rinunciarono senza rimpianti, magari quando dovevano dare solo un paio di esami e discutere la tesi.

Probabilmente Giacinto lasciò l’università di Roma perché quella di Urbino era considerata meno impegnativa. Una fama che scoprì immotivata. Comunque alla laurea arrivò, presentando l’impegnativa tesi L’eguaglianza giuridica fra i cittadini nella Costituzione italiana. Voto finale 66/110, più basso della media degli esami, che era di 88 punti, ai quali la commissione avrebbe potuto aggiungere qualche punto per il valore del suo saggio. Invece tutti i professori concordarono nell’attribuire il voto 6. Da qui il 66, che sarebbe stato corretto se Pannella a essere preso 18 in tutti gli esami, il che non è vero.

Al di là del voto minimale, che probabilmente non preoccupo’ il neo laureato, Palazzolo si interroga sul perché di questo trattamento. E, grazie ai documenti e alle testimonianze raccolte, dà una lettura politica di quanto riservato a Pannella. E in questo senso il suo lavoro si manifesta come un serio approfondimento dell’Italia del dopoguerra. Pannella era un irregolare e dunque per tale poteva/doveva essere trattato. E forse sarebbe stato maltrattato anche vent’anni dopo, quando il clima sociale e politico era per molti versi radicalmente cambiato.

Palazzolo lo dice chiaramente. “Ho trovato ingiusto – scrive nell’introduzione  – che Marco Pannella si fosse laureato con 66/110 e fosse accolto alla discussione della tesi di laurea con l’ostilità che questo libro ha cercato di documentare. Ad esempio, il leader del “Movimento Studentesco” Mario Capanna, giunto al anno fuori corso, trova un clima decisamente opposto quando, il 19 giugno del 1973, discute la tesi di laurea dal  titolo “Evoluzione del Movimento Studentesco” all’Università Statale di Milano. La discussione della tesi (Relatore il prof. Francesco Catalano e correlatore il prof. Ludovico Geymonat) si svolge di fronte a centinaia di militanti del “Movimento” mentre è in corso uno scontro giudiziario fortissimo tra lo stesso Capanna e il Rettore della Statale Giuseppe Schiavinato”. Difficile dar torto al curatore.

Del libro va letta con attenzione la prefazione di Pino Pisicchio, parlamentare di lungo corso, e naturalmente anche il testo integrale della tesi di laurea di Pannella. Ma soprattutto le testimonianze raccolte da Palazzolo con i professori Romano Ferrari ZumbiniLuigi Ciaurro e Marcello Gallo, che fu membro della commissione. Intervistato nel 2022, un anno prima della morte, si è limitato a ricordare che i suoi colleghi “Erano abbastanza sconcertati della novità dell’originalità dell’impostazione. Intendiamoci, in quella tesi c’era dentro tutto quello che poi sarebbe stato Pannella”. Letta a posteriori, sia per Ferrari Zumbini sia per Ciaurro la tesi avrebbe meritato molto di più.

Nella ricerca non poteva mancare un piccolo giallo. Riguarda il ruolo svolto dal professore Marino Bon Valsassina (in realtà Bon di Valsassina e Madrisio) era il relatore della tesi di Pannella e l’aveva condivisa e firmata, ma non fu membro della commissione perché, malato, non raggiunse Urbino. Giurista e saggista, liberale conservatore, monarchico, critico del l’antisemitismo, consigliere comunale di Roma dal 1971 al 1981 per il MSI, poi MSI-DN, presidente dell’Unione Monarchica Italiana, Bon Valsassina ha insegnato a Urbino, Pisa e infine a Perugia. Un “gentiluomo liberale” lo definisce Ferrari Zumbini. Un libertario e un conservatore si dettero la mano. Forse se Bon Valsassina fosse stato presente il laureando Giacinto Pannella detto Marco sarebbe stato trattato come meritava.

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