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Deficit al 3,1%, la manovra si complica: il governo tratta con Bruxelles, a rischio taglio bollo auto e flat tax

Pubblicato: 23/09/2026 16:04

La manovra economica del governo si complica dopo la conferma dell’Istat sul deficit 2025 al 3,1% del Pil. Il dato resta appena sopra la soglia europea del 3% e impedisce all’Italia di uscire anticipatamente dalla procedura per deficit eccessivo. Una differenza di pochi decimali che però pesa sui margini della prossima legge di bilancio e costringe l’esecutivo a rivedere priorità, tempi e coperture delle misure annunciate nelle ultime settimane.

Nel cantiere della manovra erano entrati diversi interventi: flat tax per i giovani, ecobonus al 65%, taglio del canone Rai, riduzione o cancellazione del bollo auto per una larga fascia di veicoli e nuove misure contro il caro energia. Con il deficit sopra il 3%, però, lo spazio disponibile si restringe e alcune di queste misure potrebbero essere ridimensionate, rinviate o finanziate soltanto se Bruxelles concederà ulteriore flessibilità.

Il deficit resta al 3,1%

L’Istat ha confermato il rapporto deficit-Pil del 2025 al 3,1%, lo stesso livello indicato nelle stime precedenti. Il governo sperava in una revisione al ribasso sufficiente a scendere sotto il 3% e ad anticipare l’uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo.

La revisione non è arrivata. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha preso atto del dato spiegando che l’Italia non potrà uscire dalla procedura nel 2026 come auspicato, ma potrebbe farlo nel 2027 se il percorso di rientro resterà in linea con gli obiettivi già fissati.

L’Istat ha invece rivisto al rialzo la crescita reale del Pil per il 2025 allo 0,6%, un decimo in più rispetto alla stima precedente, mentre per il 2024 la crescita è stata corretta all’1,1%.

Perché quel decimale pesa sulla manovra

Restare sopra il 3% significa che l’Italia continuerà a muoversi dentro il percorso correttivo concordato con l’Unione europea. Questo non impedisce al governo di varare nuove misure, ma rende più difficile finanziarle aumentando il deficit.

Il problema riguarda soprattutto gli interventi più costosi. Negli ultimi mesi la maggioranza aveva iniziato a discutere una manovra più espansiva, con misure fiscali per giovani e ceto medio, incentivi alla casa e nuovi sostegni contro l’aumento dei prezzi energetici.

Il risultato dell’Istat obbliga ora il ministero dell’Economia a ricalcolare gli spazi effettivamente disponibili prima di decidere quali provvedimenti potranno entrare nella legge di bilancio.

Bollo auto, il provvedimento annunciato ma resta il nodo delle coperture

Tra le misure più rilevanti c’è la riduzione del bollo auto annunciata dal governo per il 2027. La misura dovrebbe riguardare circa 14,5 milioni di automobili e motocicli con una potenza fino a 80 kilowatt, limitatamente a un veicolo per cittadino.

Il costo stimato supera i 2 miliardi di euro l’anno. Proprio per questo, la conferma del deficit sopra la soglia europea rende ancora più importante individuare una copertura stabile.

L’intenzione del governo è rendere strutturale l’intervento, ma i dettagli definitivi dovranno essere inseriti nella manovra e dipenderanno dalle risorse che il ministero dell’Economia riuscirà a liberare.

Flat tax per i giovani ancora nel cantiere

Resta aperto anche il dossier sulla flat tax per i giovani. L’ipotesi è stata inserita tra le misure allo studio della maggioranza per sostenere l’ingresso nel mercato del lavoro e ridurre il carico fiscale sulle nuove generazioni.

Al momento, però, non esiste ancora una formulazione definitiva. Dovranno essere stabiliti l’età massima, i redditi interessati, l’aliquota e soprattutto il costo complessivo per lo Stato.

Con margini di bilancio più ristretti, la misura potrebbe essere limitata a una platea più piccola oppure entrare in vigore gradualmente.

Ecobonus al 65%, il governo valuta il nuovo incentivo

Un altro capitolo riguarda la casa. Nelle scorse settimane il governo aveva valutato di riportare al 65% l’ecobonus per alcuni interventi di efficientamento energetico, tra cui infissi e condizionatori.

L’obiettivo sarebbe sostenere gli investimenti delle famiglie e contemporaneamente ridurre i consumi energetici, in una fase caratterizzata da prezzi ancora elevati.

Anche in questo caso, però, il costo della misura dovrà essere compatibile con il nuovo quadro dei conti pubblici. L’incentivo potrebbe quindi essere selettivo, con limiti di reddito, tetti di spesa o una platea circoscritta.

Canone Rai e altre misure da verificare

Tra le ipotesi della maggioranza resta anche un ulteriore taglio del canone Rai, misura già utilizzata nelle precedenti leggi di bilancio.

Il costo singolo sarebbe inferiore rispetto ad altri interventi, ma il problema della manovra riguarda la somma complessiva delle promesse. Bollo auto, flat tax, bonus casa, sanità, pensioni, energia e riduzione delle imposte richiedono risorse che devono essere compatibili con gli obiettivi di finanza pubblica.

Per questo il ministero dell’Economia dovrà stabilire una gerarchia delle priorità.

La partita decisiva con Bruxelles

Il governo punta ora soprattutto sulla clausola nazionale di salvaguardia, il meccanismo previsto dalle nuove regole europee che permette agli Stati di deviare temporaneamente dal percorso di spesa in presenza di circostanze eccezionali.

L’Italia ha già inviato alla Commissione europea una richiesta formale per ottenere maggiore flessibilità sulle spese per difesa e sicurezza energetica.

Il valore complessivo della richiesta è di circa 36 miliardi di euro fino al 2028: 22 miliardi destinati alla difesa e circa 14 miliardi all’energia.

Se Bruxelles darà il via libera, una parte delle spese che altrimenti graverebbero direttamente sul bilancio potrà essere gestita attraverso questa flessibilità, liberando indirettamente margini per altri interventi.

Come funziona la clausola di salvaguardia

La clausola non equivale però a un assegno in bianco. La Commissione deve verificare che le circostanze siano eccezionali, che abbiano un impatto significativo sui conti pubblici e che la deviazione dal percorso concordato non comprometta la sostenibilità del debito nel medio periodo.

La flessibilità può riguardare sia i Paesi che rispettano normalmente il Patto di stabilità sia quelli sottoposti a procedura per deficit eccessivo, ma ogni richiesta deve essere valutata e approvata dalle istituzioni europee.

Per l’Italia il punto centrale sarà capire quale quota della spesa per difesa ed energia potrà essere effettivamente sottratta al normale percorso di aggiustamento.

Difesa ed energia valgono fino a 36 miliardi

Nella richiesta inviata alla Commissione, l’Italia ha indicato un margine complessivo dello 0,9% del Pil per la difesa e dello 0,6% per la sicurezza energetica, fino al 2028.

La componente energetica è diventata particolarmente importante dopo l’aumento dei prezzi legato alle tensioni internazionali e alla guerra in Medio Oriente. Il governo considera questi interventi straordinari e sostiene che debbano essere trattati diversamente rispetto alla spesa ordinaria.

Una risposta positiva da Bruxelles consentirebbe di alleggerire la pressione sulla legge di bilancio, anche se non cancellerebbe la necessità di trovare coperture per tutte le altre misure.

Giorgetti continua a chiedere prudenza

Il ministro dell’Economia continua intanto a mantenere una linea prudente. Nei giorni precedenti alla pubblicazione dei dati Istat, Giorgetti aveva ricordato che l’Italia resta un Paese con un debito molto elevato e che l’aumento dei tassi di interesse rende più costoso rifinanziarlo.

Secondo il ministro, perdere il controllo del debito significherebbe destinare una quota crescente delle risorse pubbliche al pagamento degli interessi, riducendo quella disponibile per sanità, investimenti e sostegni alle famiglie.

La posizione del Mef resta quindi quella di evitare interventi privi di coperture stabili.

Meloni critica le stime dell’Istat

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso delusione per il risultato sul deficit, sottolineando che il dato effettivo si ferma al 3,08%, quindi appena sopra la soglia europea.

Meloni ha ricordato che il deficit è stato ridotto significativamente negli ultimi anni e ha criticato il fatto che le stime sulla crescita vengano successivamente riviste al rialzo.

La premier ha affermato di non sapere se l’Istat stia “sottostimando gli italiani o il governo”, osservando che una revisione diversa avrebbe potuto cambiare il quadro sulla procedura europea.

Cosa succede adesso

Le prossime settimane saranno decisive. La Commissione europea dovrà esaminare la richiesta italiana sulla clausola di salvaguardia, mentre il ministero dell’Economia dovrà definire il quadro aggiornato delle risorse disponibili.

Solo a quel punto sarà possibile stabilire quali misure entreranno realmente nella legge di bilancio e con quali importi.

Flat tax per i giovani, ecobonus, bollo auto, canone Rai e altri interventi restano quindi sul tavolo, ma non possono più essere considerati acquisiti nella forma ipotizzata nelle ultime settimane. Il margine finale dipenderà dalla combinazione tra coperture nazionali, andamento dell’economia e flessibilità concessa dall’Unione europea.

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