
Un’inaspettata svolta giudiziaria riapre uno dei casi di cronaca nera più drammatici degli ultimi anni. Direttamente dalla cella del carcere di Viterbo, il trentacinquenne Klodjan Gjoni ha affidato a una missiva inviata alla Corte d’Assise la propria confessione, ammettendo le sue responsabilità nella drammatica fine di Nicolas Matias Del Rio, il corriere argentino quaranticinquenne brutalmente rapinato e ucciso.
La vicenda, che nel giugno 2024 portò al macabro ritrovamento della salma all’interno di un pozzo ad Arcidosso, trova ora una nuova e sconcertante ricostruzione. Attraverso le parole riportate dal suo legale, l’operaio albanese sostiene di non aver mai avuto l’intenzione di uccidere, ma di essere intervenuto per tentare di tacitare il sequestrato dopo che la vittima era riuscita a liberarsi parzialmente dai legami.
Secondo il racconto dettagliato fornito dall’imputato, il blitz mortale si sarebbe consumato il 24 maggio, a due giorni di distanza dalla rapina del carico di borse di lusso firmate Gucci. Gjoni ha dichiarato di essersi recato sul posto unicamente per verificare le condizioni del prigioniero e pianificare un eventuale trasferimento del luogo di prigionia verso una nuova destinazione.
Nella ricostruzione della dinamica fatale emerge il ruolo chiave del complice turco Ozgur Bozkurt, già condannato all’ergastolo in primo grado. Sarebbe stato quest’ultimo a stringere un filo elettrico attorno al collo della vittima ormai stordita, provocandone il soffocamento definitivo e decretando la tragica conclusione del sequestro di persona.
Il quadro giudiziario di primo grado si era già chiuso con pene severissime per l’intero commando responsabile del delitto. Oltre ai due ergastoli inflitti a Gjoni e Bozkurt, i giudici avevano comminato una condanna a 21 anni per il terzo connazionale implicato nella vicenda, Emre Kaia, ritenuto responsabile di concorso anomalo nell’omicidio.
A margine della confessione scritta, il reo confesso ha voluto accompagnare le parole di scusa con un gesto economico concreto. L’uomo ha infatti disposto la consegna di un risarcimento di diecimila euro destinato alla vedova di Del Rio e al loro figlio piccolo, nel tentativo di testimoniare un effettivo e profondo pentimento personale.
In parallelo alle manifestazioni di rimorso, la difesa di Gjoni ha avanzato una formale richiesta di accesso ai percorsi di giustizia riparativa. Una mossa strategica che, qualora venisse accolta dai magistrati alla fine del mese, potrebbe aprire le porte a futuri benefici penitenziari nell’ambito dell’esecuzione della pena.
Sul fronte strettamente processuale, gli avvocati dei principali imputati si stanno già preparando per il secondo grado di giudizio. Sono infatti stati ufficialmente incardinati i ricorsi in appello per le posizioni di Gjoni e Bozkurt, mentre si attende a giorni il deposito della richiesta per la posizione dell’ultimo complice.
La vicenda del corriere argentino continua così a scuotere l’opinione pubblica, sospesa tra il dolore incancellabile della famiglia e le nuove verità processuali che emergono dalle aule di tribunale. Un drammatico capitolo giudiziario che attende ora di scrivere il suo definitivo verdetto dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello.


