
Lutto nel mondo del cinema. Si spegne a 90 anni uno dei volti che hanno attraversato e rappresentato una delle stagioni più affascinanti della settima arte. Un’epoca fatta di grandi set, produzioni internazionali, eroi del peplum, duelli e spaghetti western, con Cinecittà al centro di una straordinaria stagione creativa.
La sua scomparsa segna l’addio a un mito del cinema di genere, protagonista di decine di pellicole e di una carriera sviluppata tra Hollywood, Italia e produzioni internazionali. Un interprete dal fisico statuario e dalla presenza scenica inconfondibile, capace di diventare uno dei volti più riconoscibili del cinema d’avventura degli anni Sessanta.

Il cinema perde uno dei volti più riconoscibili della stagione d’oro di Cinecittà. È morto a 90 anni Richard Harrison, attore statunitense diventato un nome di riferimento del peplum, dello spaghetti western e del cinema di genere internazionale. La scomparsa è avvenuta lo scorso 18 settembre a Los Angeles, nella sua abitazione, per cause naturali. A confermare la notizia è stata la produttrice e amica di lunga data Joan Borsten.
Harrison aveva costruito gran parte della propria carriera in Italia, dove era arrivato nei primi anni Sessanta in cerca di nuove opportunità. In una Cinecittà allora al centro di una straordinaria stagione produttiva, l’attore trovò il terreno ideale per affermarsi. Il fisico atletico, la presenza scenica e i lineamenti da eroe classico lo resero rapidamente uno dei protagonisti più richiesti del cinema d’avventura.

Il suo aspetto gli valse inevitabili paragoni con Steve Reeves, all’epoca autentica icona internazionale del peplum. Harrison divenne così uno dei volti della nuova generazione di eroi muscolari destinati a conquistare il pubblico. Tra i titoli che contribuirono alla sua popolarità figurano Il gladiatore invincibile, Il giustiziere dei mari, I sette gladiatori e Perseo l’invincibile.
Con il progressivo successo del western all’italiana, Harrison seppe però cambiare registro e inserirsi anche nel nuovo filone che stava trasformando il cinema di genere. Nel 1963 fu protagonista di Duello nel Texas, considerato uno dei primi esempi dello spaghetti western, impreziosito dalle musiche di un giovane Ennio Morricone. Da quel momento arrivarono numerose altre produzioni che consolidarono la sua presenza sul grande schermo.

La sua filmografia si ampliò anche con film di spionaggio e d’azione, generi particolarmente popolari negli anni Sessanta. Harrison interpretò, tra gli altri, l’agente segreto Bob Fleming in Le spie uccidono a Beirut, oltre a partecipare a pellicole come 100.000 dollari per Ringo, L’uomo del colpo perfetto e Colpo maestro al servizio di Sua Maestà britannica.
Ma il capitolo più curioso della sua carriera è legato a un rifiuto destinato a entrare nella storia del cinema. Nel 1964 Sergio Leone gli propose infatti il ruolo da protagonista in Per un pugno di dollari, il film che avrebbe dato una nuova identità al western e aperto la strada alla celebre trilogia del regista italiano.
Harrison decise però di rifiutare la parte. Secondo quanto avrebbe raccontato negli anni, non era convinto né dalla sceneggiatura né dal compenso previsto. Una scelta che, vista con gli occhi della storia del cinema, assume un peso enorme: quel ruolo non rimase senza interprete e fu assegnato a un giovane attore americano ancora lontano dalla fama mondiale.
Quel giovane era Clint Eastwood. Lo stesso Harrison avrebbe indicato a Leone il suo nome come possibile sostituto, contribuendo indirettamente alla nascita dell’iconico Uomo senza nome. L’interpretazione di Eastwood trasformò il film in un punto di svolta e l’attore in una star internazionale. Una curiosa coincidenza del destino che ha legato per sempre il nome di Harrison a una delle più celebri carriere della storia di Hollywood.
Con la morte di Richard Harrison scompare dunque un interprete profondamente legato alla grande stagione del cinema di genere italiano. Dal peplum agli spaghetti western, passando per spy movie e produzioni internazionali, Harrison ha attraversato un’epoca irripetibile, diventandone uno dei volti più riconoscibili. E anche quel ruolo rifiutato a Sergio Leone resterà, per sempre, una delle storie più affascinanti della sua lunga avventura nel cinema.


