
È arrivato a terra con appena 363 chili di carburante nei serbatoi, una quantità sufficiente per circa nove minuti di volo e nettamente inferiore alla riserva finale prevista. È quanto accaduto a un volo Ryanair partito da Pisa e diretto in Scozia, protagonista il 3 ottobre 2025 di una lunga emergenza tra vento forte, tentativi di atterraggio interrotti e dirottamenti.
L’episodio è stato classificato come «grave» dall’Air Accidents Investigation Branch (AAIB), l’organismo britannico che indaga sugli incidenti aerei. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, alla base dell’emergenza non ci sarebbe stata l’inesperienza dei piloti, ma una concatenazione di eventi legati soprattutto alle condizioni meteorologiche e alle difficoltà incontrate durante i tentativi di raggiungere un aeroporto alternativo.
Il volo da Pisa nella tempesta Amy
A bordo dell’aereo c’erano 177 persone. Il velivolo era decollato da Pisa con destinazione Prestwick, in Scozia, mentre sul Regno Unito imperversava la tempesta Amy.
Proprio in previsione delle condizioni meteorologiche difficili e della possibilità di ritardi o dirottamenti, l’equipaggio aveva caricato 11.500 chili di carburante, comprendendo una quantità extra per affrontare eventuali imprevisti.
Il vento, però, ha complicato progressivamente il viaggio. L’aereo ha dovuto affrontare tre tentativi di atterraggio, mentre le condizioni meteorologiche rendevano sempre più difficile completare in sicurezza la manovra.
Il dirottamento e l’atterraggio negato a Manchester
Il volo è stato quindi dirottato verso Manchester, dove le condizioni apparivano più favorevoli. Anche qui, però, è sorto un nuovo problema: la richiesta di atterraggio avanzata dal comandante sarebbe stata respinta.
Le successive indagini dell’AAIB non sarebbero riuscite a stabilire con certezza perché il velivolo non fosse stato accettato, individuando un problema di comunicazione tra il controllo aeroportuale e l’agente di rampa.
L’aereo è stato quindi indirizzato verso Edimburgo. Durante un ulteriore avvicinamento è però scattato un altro allarme di wind shear, il fenomeno caratterizzato da una rapida variazione della direzione o della velocità del vento e particolarmente delicato durante le fasi di decollo e atterraggio.
Intanto, la quantità di carburante disponibile continuava a diminuire.
La riserva minima era di 1.101 chili
A quel punto nei serbatoi erano rimasti poco più di 2mila chili di carburante. Secondo le valutazioni dell’equipaggio, un nuovo trasferimento verso Manchester avrebbe fatto scendere la quantità residua all’arrivo a circa 500-700 chili.
Il computer di bordo forniva una stima ancora più bassa: circa 300 chili.
In entrambi i casi si sarebbe scesi ampiamente sotto la riserva finale di 1.101 chili, calcolata per garantire un margine di circa 30 minuti di volo.
La situazione era quindi diventata un’emergenza vera e propria.
Il «Mayday fuel» e l’atterraggio con 363 chili
Di fronte alla progressiva riduzione del carburante disponibile, l’equipaggio ha dichiarato al controllo del traffico aereo l’emergenza con il messaggio «Mayday, Mayday, Mayday fuel».
L’aereo ha quindi ottenuto la priorità necessaria per raggiungere Manchester, dove è riuscito ad atterrare alle 20.51 del 3 ottobre 2025.
Una volta a terra, nei serbatoi erano rimasti appena 363 chili di carburante, equivalenti a circa nove minuti di autonomia secondo le ricostruzioni riportate. I 177 occupanti hanno potuto lasciare il velivolo senza conseguenze.
L’indagine dell’AAIB ha ricostruito la successione degli eventi che ha progressivamente eroso il margine di sicurezza del volo, tra le difficili condizioni meteorologiche, i ripetuti allarmi di wind shear e i problemi incontrati durante il primo tentativo di dirottamento. Una concatenazione di circostanze che ha portato l’aereo ad arrivare a terra con una quantità di carburante eccezionalmente ridotta.


