
Quando l’estremismo ideologico si insinua nelle maglie più giovani della società alimentando pulsioni eversive, la soglia di guardia delle istituzioni si innalza per scongiurare derive drammatiche. Tra monitoraggi silenziosi condotti nell’ombra, tracce digitali intercettate passo dopo passo e la tempestiva neutralizzazione di piani sovversivi, un’imponente operazione di prevenzione svela la presenza di insidiose reti radicali attive sul territorio nazionale. La scoperta di minacce rivolte verso luoghi simbolici e sedi associative mostra come la propaganda dell’odio possa fare presa su fasce d’età insospettabili, spingendo la magistratura e le forze dell’ordine a intervenire prima che le intenzioni si trasformino in azioni devastanti.
L’imponente attività investigativa congiunta condotta dal Ros dei carabinieri e dalla Digos ha portato a galla le trame di un raggruppamento d’ispirazione suprematista e neonazista, incline a progettare atti d’impatto distruttivo contro bersagli a sfondo politico. Le carte dell’inchiesta testimoniano l’esistenza di progetti per colpire le due storiche torri di Bologna e di un piano parallelo focalizzato sulla città di Modena. Gli accertamenti, sviluppati lungo l’arco temporale compreso tra febbraio 2024 e febbraio 2025, vedono iscritte nel registro degli indagati 17 persone distribuite in svariate province della penisola. Il dato più sconcertante riguarda l’anagrafica dei coinvolti: ben 14 risulterebbero minori d’età, inclusi tre ragazzi domiciliati nel Reggiano e un diciassettenne residente nel territorio modenese.
A quest’ultimo giovane, come evidenziato dalle ricostruzioni investigative diffuse da La Gazzetta di Modena, venivano attribuiti ruoli prevalentemente pratici nell’ambito delle svariate uscite del sodalizio. Il vertice strategico e la regia direttiva farebbero capo invece, a detta delle autorità inquirenti, a due individui di maggiore età dislocati in Veneto.
La minaccia sventata e i piani d’attacco nella provincia
Uno dei capitoli più inquietanti del fascicolo riguarda la progettata aggressione ai danni del circolo Lenin-Sinistra Classe Rivoluzione a Modena, spazio d’espressione riferibile all’Internazionale Comunista Rivoluzionaria. L’azione eversiva era stata programmata per la giornata del 29 settembre 2024, con l’intento prefissato di scagliare ordigni a base di liquido infiammabile per incenerire e devastare la struttura.
Dall’ascolto delle intercettazioni sono affiorati ripetuti passaggi dedicati all’approvvigionamento di materiali e alla fabbricazione clandestina di bombe molotov. Tuttavia, l’assalto non si è mai concretizzato. Il capillare controllo esercitato dagli investigatori ha consentito di bloccare l’incursione anticipatamente, impedendo ai giovani di recuperare il carburante ed evitare la costruzione dei dispositivi d’offesa.


