
Torna il reddito di cittadinanza, o almeno ci prova il Movimento 5 Stelle. Un sussidio universale, esteso anche agli occupabili, che di fatto smantella la riforma del centrodestra e riporta in vita la misura bandiera del governo gialloverde, cancellata da Giorgia Meloni perché la povertà non si combatte con l’assistenzialismo. Si chiamerà Reddito 2.0, ma nella sostanza è molto simile all’originale, e ora divide già il campo largo prima ancora di arrivare a un tavolo con gli alleati.
Il piano M5s per tornare al sussidio universale smantellato da Meloni
Un Reddito 2.0. Ma non troppo diverso da quello 1.0. Nel programma elettorale del M5s c’è anche la revisione del sussidio per chi è senza lavoro. La misura, presentata in modo molto generico, è stata approvata la scorsa settimana dagli iscritti e ora dovrà passare al vaglio degli alleati del campo largo. Se e quando ci sarà un tavolo. Nel frattempo il Sole 24 Ore ha pubblicato un’anticipazione dei desiderata del Movimento. L’idea è chiara, riecco il reddito di cittadinanza, rivisto nella forma ma identico nella filosofia. Un piano che il leader Giuseppe Conte ha voluto mettere al centro del programma per le politiche, come simbolo di una sinistra che vuole tornare a parlare di lotta alla povertà.
L’idea di base è quella di estendere l’Assegno di inclusione anche ai così detti occupabili rendendo la misura di nuovo universale. In poche parole, pur con qualche differenza, si tornerebbe al vecchio reddito di cittadinanza che era stato smantellato dal centrodestra. La riforma approvata dalla maggioranza attuale, e in vigore ormai già da diversi anni, prevede infatti due sussidi distinti. Da una parte un Assegno di inclusione, simile al vecchio reddito di cittadinanza, ma riservato solo ai nuclei familiari ritenuti inoccupabili, e vale a dire over 60, disabili e ai genitori con figli minori. Dall’altro un supporto per la formazione e il lavoro che prevede un contributo di 350 euro al mese, destinato ai soli occupabili ed erogato per un massimo di 12 mesi, a patto di partecipare a corsi di formazione. Una bipartizione che il M5s vuole superare.
Con il nuovo sussidio targato M5s questa bipartizione verrebbe meno. Nella platea dell’Assegno di inclusione, alias Reddito 2.0, rientrerebbero anche gli occupabili. Per questi ultimi ci sarà l’obbligo di partecipare per almeno 8 ore a settimana in progetti utili alla Comunità, i Puc, e sottoscrivere un patto per la formazione e il lavoro con i centri per l’impiego. Nulla di nuovo rispetto a quanto prevedeva il vecchio Reddito 1.0. Il piano del M5s prevede inoltre di concedere 12 mesi di sussidio come sgravio fiscale alle aziende che assumono un percettore del sussidio. Una misura pensata per incentivare le assunzioni e non solo l’assistenza. Le soglie Isee per accedere alla misura dovrebbero essere le stesse oggi in vigore con l’Assegno di inclusione, così come il trattamento economico.
Oggi l’Adi prevede un assegno base di 6.500 euro all’anno, pari a 541,66 euro al mese, come integrazione al reddito, che però può salire in particolari casi, e un altro bonus con importo fino a 3.640 euro all’anno per l’affitto. Sono queste le cifre su cui si dovrebbe attestare anche il futuro Reddito 2.0. Una misura che, se approvata, tornerebbe ad avere una platea universale, includendo tutti coloro che oggi sono esclusi perché considerati abili al lavoro ma che un lavoro non lo trovano. Una svolta che il M5s rivendica come necessaria per combattere la povertà assoluta, tornata a crescere negli ultimi anni, e che il centrodestra aveva provato ad arginare con una misura più restrittiva e selettiva.
Il nodo politico del campo largo e il costo del programma M5s tra asili gratis e taglio accise
Resta il nodo politico. Il programma del M5s, che oltre al reddito prevede anche asili gratis, taglio delle tasse sui carburanti e un nuovo superbonus da 15mila euro per i 18enni, dovrà essere discusso con gli alleati del campo largo. Un programma dal costo altissimo, che fa già discutere. E che riporta al centro del dibattito una parola che il centrodestra credeva di aver archiviato per sempre, reddito di cittadinanza. Ora la palla passa agli alleati. Ma una cosa è certa, per Conte il ritorno al sussidio universale è una condizione non negoziabile.


