
Per anni il flusso continuo di fedeli ha rappresentato una presenza costante e, insieme, una componente fondamentale dell’economia legata al santuario di Padre Pio. Lunghe file, pellegrini in arrivo e attività commerciali legate alla presenza dei visitatori avevano costruito attorno al luogo di culto un sistema capace di coinvolgere numerosi lavoratori.
Ora quel modello sembra attraversare una fase profondamente diversa. Il calo delle presenze e la diminuzione delle entrate hanno portato la struttura a prendere una decisione che coinvolge direttamente il personale: sono 38 i lavoratori interessati dalla procedura di licenziamento collettivo avviata dalla Fondazione San Pio da Pietrelcina di San Giovanni Rotondo.
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La procedura per 38 lavoratori
Il provvedimento è scattato il 24 settembre e riguarda dipendenti assunti negli anni in cui l’affluenza dei fedeli era maggiore. Si tratta di persone impiegate con il contratto Sacristi e impegnate nelle attività di accoglienza e servizio d’ordine.
Il numero degli addetti coinvolti assume un peso particolare se rapportato alle dimensioni complessive della struttura. La Fondazione San Pio conta infatti 89 dipendenti: la procedura interessa quindi una parte consistente dell’organico.
Alla base della decisione, secondo quanto riferito dalla struttura, ci sarebbe una situazione economica diventata progressivamente più difficile. La diminuzione degli arrivi dei fedeli avrebbe comportato una riduzione degli introiti accumulatasi nel corso degli ultimi anni. Una situazione che avrebbe già avuto conseguenze anche sulle attività commerciali collegate al santuario, con la chiusura di diversi negozi.
Una parte delle entrate è infatti legata alle offerte dei fedeli e agli acquisti di articoli sacri e souvenir devozionali. A questo si è aggiunto il costo del rinnovo del contratto collettivo nazionale Sacristi. La Fondazione avrebbe quindi valutato di non riuscire più a sostenere l’attuale numero di dipendenti.

La protesta dei sindacati
La decisione è stata contestata da Filcams Cgil e Fisascat Cisl, che chiedono alla Fondazione di rivedere il percorso avviato. I sindacati contestano in particolare il fatto di non essere stati informati preventivamente dell’aggravarsi della situazione economica e ritengono necessario un confronto per individuare possibili alternative ai licenziamenti.
“Esprimiamo la più ferma e totale contrarietà all’apertura della procedura di licenziamento collettivo dalla Fondazione San Pio da Pietrelcina di San Giovanni Rotondo”, affermano i rappresentanti dei lavoratori.
La posizione delle organizzazioni sindacali riguarda anche la distribuzione dei costi della crisi. “Non è accettabile che il peso e la riduzione delle donazioni vengano scaricati interamente e brutalmente sulle spalle di alcuni lavoratori e delle loro famiglie, mettendo a repentaglio 38 posti di lavoro in un territorio già fortemente provato da difficoltà socio-economiche e da numerose vertenzialità sul territorio”.
È stato quindi aperto un tavolo di trattativa con la dirigenza della Fondazione, con l’obiettivo di cercare una soluzione che possa evitare il licenziamento dei 38 dipendenti.
I sindacati chiedono inoltre un confronto che affronti anche la possibile esternalizzazione di servizi precedentemente gestiti direttamente dalla struttura. Per questo sollecitano un tavolo definito urgente, serio e trasparente, chiedendo anche il coinvolgimento degli Enti locali e della Regione Puglia.

Il calo delle presenze
A rendere più complesso il confronto sono i dati relativi al turismo religioso nella zona. Nei primi mesi dell’anno, secondo quanto riportato nel testo, San Giovanni Rotondo ha registrato un calo del 21% degli arrivi.
La riduzione dei visitatori si riflette inevitabilmente sulle attività che ruotano intorno al santuario e sulle entrate legate alla presenza dei pellegrini. È all’interno di questo scenario che la Fondazione ha motivato la scelta di procedere con la riduzione del personale.
Per i sindacati, tuttavia, la difficoltà economica non può tradursi automaticamente nella perdita del posto di lavoro per decine di persone. La trattativa avviata con la dirigenza dovrà quindi verificare se esistano soluzioni alternative alla procedura di licenziamento collettivo.
La lettera al Papa
Nel frattempo, i lavoratori hanno deciso di rivolgersi direttamente anche al Papa, attraverso una lettera nella quale raccontano la loro condizione e chiedono che la vicenda venga considerata anche sotto il profilo umano.
“Dietro questi 38 posti di lavoro non ci sono numeri. Ci sono 38 persone. Ci sono 38 famiglie. Molti di noi si sono avvicinati a questo lavoro cominciando da volontari, Noi non vogliamo credere di essere soltanto una voce di bilancio. Noi siamo, in primo luogo, devoti, persone che amano il Santuario. Persone che curano i suoi spazi, rispettano i suoi ritmi e conoscono le sue esigenze”, scrivono i dipendenti al Pontefice.
La vicenda mette così al centro non soltanto i conti della Fondazione San Pio, ma anche il futuro di 38 lavoratori e delle rispettive famiglie. Da una parte c’è una struttura che segnala il calo delle entrate e l’aumento dei costi; dall’altra ci sono i sindacati e i dipendenti, che chiedono di individuare una soluzione diversa dal licenziamento.
Il confronto tra le parti è ora destinato a proseguire, mentre il calo degli arrivi dei fedeli continua a rappresentare uno degli elementi principali della crisi che sta interessando il santuario di San Giovanni Rotondo.


