
Gianni Di Vita rompe per pochi istanti il lungo silenzio mantenuto sul caso di Pietracatella e reagisce alle domande dei giornalisti. Intercettato da un inviato del Tg1 per le strade del paese molisano, il commercialista, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, entrambe morte per avvelenamento da ricina nel dicembre 2025, ha mostrato insofferenza per la pressione mediatica degli ultimi giorni.
“Stiamo esagerando, veramente stiamo esagerando“, ha risposto alla domanda su quando intenda parlare pubblicamente della vicenda. Poi ha aggiunto: “Quando sarà il tempo, quando ne parleremo con l’avvocato, quando ce la sentiremo di farlo”. Lontano dalle telecamere, Di Vita avrebbe inoltre chiesto ai cronisti di tenere la sua vita privata fuori dall’inchiesta.
Il giallo di Pietracatella resta senza indagati
La Procura di Larino indaga per duplice omicidio premeditato sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo essere state avvelenate con la ricina. Al momento, però, il fascicolo resta contro ignoti e Gianni Di Vita non risulta indagato.
Le indagini sono proseguite per mesi tra acquisizioni di dispositivi elettronici, nuove audizioni e accertamenti tossicologici. La ricina è stata rilevata nei campioni biologici delle due vittime, mentre gli esami eseguiti su Gianni Di Vita e sull’altra figlia, Alice, non hanno evidenziato esposizione alla sostanza.
Le perquisizioni e i nuovi accertamenti
Negli ultimi giorni l’attenzione degli investigatori si è concentrata nuovamente sugli ambienti frequentati dalla famiglia. Il 29 settembre la Squadra Mobile ha effettuato una perquisizione nello studio professionale di Gianni Di Vita a Pietracatella. L’uomo è stato inoltre sentito più volte dagli investigatori, sempre senza che la sua posizione cambiasse formalmente.
Gli accertamenti hanno riguardato anche telefoni, computer, tablet e altri dispositivi sequestrati nella casa di famiglia. Gli investigatori stanno cercando elementi utili a ricostruire eventuali ricerche sulla ricina, rapporti personali, conversazioni e abitudini delle due vittime nei giorni precedenti all’avvelenamento.
Smentita la presunta scoperta dell’indirizzo IP
Nelle ultime ore è circolata anche l’indiscrezione secondo cui sarebbe stato individuato un indirizzo IP riconducibile alla zona di Pietracatella dal quale sarebbe partita una ricerca online sulla preparazione della ricina.
La Procura di Larino e la Squadra Mobile hanno però smentito ufficialmente questa ricostruzione, precisando che al momento non è stato individuato alcun computer né alcun indirizzo IP collegato in maniera certa a ricerche sul veleno.
Due donne ascoltate in Questura
Il 2 ottobre altre due donne, parenti di persone già ascoltate nei mesi scorsi, sono state convocate in Questura a Campobasso come persone informate sui fatti. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione i rapporti personali e familiari attorno alle due vittime e di chiarire come la ricina sia arrivata nella loro abitazione.
La Procura continua a lavorare senza escludere alcuna pista. Restano ancora da chiarire il movente, le modalità con cui il veleno sarebbe stato somministrato e l’identità della persona o delle persone responsabili.
Di Vita: “Parlerò quando sarà il momento”
È in questo clima che va letta la reazione di Gianni Di Vita davanti alle telecamere. Dopo mesi di silenzio e numerose richieste di interviste, il commercialista ha fatto sapere di non voler parlare fino a quando non riterrà opportuno farlo insieme al proprio legale.
Le sue parole non modificano il quadro giudiziario: Di Vita continua a non essere indagato e il procedimento resta contro ignoti. Ma il suo sfogo testimonia la crescente pressione mediatica attorno a un caso che, a quasi un anno dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, resta ancora senza una soluzione definitiva.


