
Il nuovo fronte dell’inchiesta su Garlasco parte da una domanda semplice quanto delicata: che fine hanno fatto i 20-30 mila euro che, secondo l’ipotesi investigativa, la famiglia di Andrea Sempio avrebbe movimentato nel 2017, quando il giovane era finito al centro delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi? La Procura di Pavia sta cercando di ricostruire quei passaggi di denaro e capire se possano essere collegati a un tentativo di ottenere l’archiviazione della posizione di Sempio.
L’ipotesi della Procura è che quei soldi possano essere stati utilizzati per corrompere qualcuno e ottenere un trattamento favorevole per Andrea Sempio. Un’accusa che, al momento, resta un’ipotesi investigativa e che non equivale a una responsabilità accertata. Il fascicolo nasce dall’indagine sulla presunta corruzione che aveva coinvolto anche l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, poi prosciolto su richiesta della Procura di Brescia. Esclusa quella pista, l’attenzione degli investigatori si è concentrata su un possibile coinvolgimento della polizia giudiziaria che lavorava con Venditti.

Nel provvedimento viene infatti evocata l’esistenza di «un accordo collocato al livello della polizia giudiziaria operante», che avrebbe garantito a Sempio un atteggiamento particolarmente benevolo durante interrogatori e accertamenti. È questo uno dei punti più delicati dell’inchiesta: gli investigatori stanno cercando di capire se il denaro abbia effettivamente raggiunto uomini dell’Arma oppure se sia rimasto nelle mani dei legali della famiglia, eventualmente attraverso millanterie su presunti contatti e conoscenze negli ambienti investigativi.
A scavare nella vicenda è oggi la stessa Procura di Pavia che conduce l’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, con il procuratore aggiunto Stefano Civardi e i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Sul tavolo ci sono gli interrogatori dei militari che seguirono l’indagine del 2016 e le dichiarazioni degli avvocati che all’epoca difendevano Sempio: Massimo Lovati, Simone Grassi e Federico Soldani. L’obiettivo è ricostruire, passaggio dopo passaggio, che cosa accadde realmente attorno a quei soldi.
Le ipotesi investigative, al momento, sono sostanzialmente due. La prima è che il denaro sia rimasto agli avvocati, che potrebbero aver millantato rapporti privilegiati con investigatori e magistrati. La seconda è che una parte, o l’intera somma, sia stata trasferita a uomini dell’Arma. È proprio questa seconda eventualità a rendere particolarmente delicata la posizione di alcuni protagonisti dell’inchiesta. Secondo quanto riferito dalla trasmissione Quarto Grado, tra le persone sulle quali si concentrerebbero gli accertamenti figurano l’avvocato Federico Soldani, Andrea Sempio e il luogotenente Silvio Sapone.
Resta però da chiarire un punto fondamentale: chi avrebbe materialmente ricevuto il denaro? La posizione di Sempio junior potrebbe diventare centrale anche nel fascicolo sulla corruzione, perché dalle intercettazioni esaminate dagli investigatori emergerebbero conversazioni nelle quali si parla della presunta disponibilità di contanti. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato lo stesso Andrea a ritirare personalmente una parte della somma. Anche in questo caso, però, si tratta di elementi al vaglio degli inquirenti e non di responsabilità definitivamente accertate.
La vicenda si intreccia inevitabilmente con il procedimento principale sull’omicidio di Chiara Poggi. La Procura di Pavia sta infatti portando avanti contemporaneamente i due filoni, cercando di capire se l’eventuale corruzione del 2017 possa avere avuto un ruolo nell’esito delle precedenti indagini su Sempio. Il punto di partenza è l’archiviazione ottenuta allora dalla sua posizione; il punto da chiarire è se quell’esito sia stato il risultato del normale percorso giudiziario oppure se, come sospettano gli investigatori, qualcuno abbia cercato di condizionarlo illecitamente.
Particolarmente sotto esame sarebbero i rapporti tra alcuni carabinieri e i legali di Sempio nei giorni degli interrogatori. Scambi di messaggi e circostanze considerate anomale dagli investigatori hanno portato l’attenzione soprattutto sull’avvocato Soldani e sul luogotenente Sapone. Più sfumata, almeno secondo le ricostruzioni finora emerse, sarebbe la posizione degli altri difensori. Ma il vero interrogativo rimane sempre lo stesso: se davvero furono consegnati quei soldi, a chi finirono?
È la domanda che ora pesa sul nuovo capitolo dell’inchiesta di Garlasco. Dove sono finiti i soldi dei Sempio? La Procura sta cercando la risposta attraverso verbali, intercettazioni, movimenti finanziari e testimonianze. Soltanto l’esito degli accertamenti potrà stabilire se dietro quei movimenti ci sia stata effettivamente una corruzione, una millanteria degli avvocati oppure una spiegazione del tutto diversa. Per ora, il caso resta aperto e le ipotesi investigative devono essere tenute ben distinte dalle responsabilità che, eventualmente, potranno essere accertate in sede giudiziaria.


