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“Trovato e sequestrato”. Avvelenate con la ricina, svolta nelle indagini: l’annuncio ora

Pubblicato: 04/10/2026 09:32

C’è un filo che passa attraverso ricerche online, forum, libri e computer e che gli investigatori stanno cercando di seguire per fare luce sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute dopo una presunta intossicazione da ricina. Al centro degli accertamenti è finito anche Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, nella cui abitazione e nei cui studi la Squadra mobile di Campobasso ha effettuato una serie di perquisizioni.

Tra il materiale sequestrato dagli investigatori c’è anche un libro dal titolo particolarmente suggestivo: “Tiro al piccione”, opera dello scrittore molisano Giose Rimanelli. Il volume, che racconta la Seconda guerra mondiale e la Resistenza attraverso gli occhi di un giovane della Repubblica Sociale Italiana, è stato portato via dalla polizia insieme ad altri elementi ritenuti utili alle indagini. Un dettaglio che, preso isolatamente, non dimostra nulla, ma che gli investigatori stanno valutando all’interno di un quadro più ampio.

A catturare l’attenzione della polizia sono soprattutto alcune ricerche sul web effettuate prima della morte di Antonella e Sara. Gli investigatori dello Sco stanno cercando di ricostruire chi le abbia effettuate, risalendo agli indirizzi Ip e quindi ai dispositivi utilizzati. L’obiettivo è capire se quelle tracce informatiche possano avere un collegamento con le persone coinvolte nella vicenda oppure se siano riconducibili, come sostenuto dall’anonimo autore, esclusivamente a esigenze narrative.

È infatti emersa l’esistenza di un utente anonimo, identificato soltanto attraverso un nickname, che nel dicembre scorso avrebbe posto domande su forum e community online relative alla ricina. In uno dei messaggi, secondo quanto riportato nelle ricostruzioni investigative, l’autore sosteneva di voler raccogliere informazioni per un romanzo e di essere interessato a capire le reazioni di una vittima all’assunzione di una sostanza velenosa. È proprio questo riferimento alla narrativa ad aver attirato l’attenzione degli investigatori.

Un’altra traccia porta invece a Reddit, dove un utente avrebbe chiesto suggerimenti per la storia di un libro nel quale un personaggio avrebbe dovuto uccidere un insegnante. Anche in questo caso l’autore avrebbe presentato le domande come esigenze legate alla costruzione della trama. Gli investigatori stanno ora cercando di stabilire se dietro quei profili anonimi si nasconda la stessa persona e, soprattutto, se esista un collegamento concreto con la famiglia Di Vita.

La vicenda assume un peso ancora maggiore alla luce degli accertamenti tossicologici eseguiti dopo la morte delle due donne. Inizialmente l’ipotesi prevalente era stata quella di una comune intossicazione alimentare, legata alla cena del 23 dicembre. Antonella e Sara erano state ricoverate in ospedale a Campobasso, mentre la figlia maggiore Alice non aveva partecipato a quella cena. Soltanto dopo mesi di analisi il Centro nazionale antiveleni di Pavia avrebbe individuato nei campioni biologici delle due vittime la presenza di ricina a livelli compatibili con un avvelenamento letale.

È da quel momento che il caso ha assunto contorni completamente diversi. Quella che inizialmente sembrava una tragedia familiare legata al cibo si è trasformata in un’indagine per accertare l’eventuale natura dolosa delle morti. Le ricerche informatiche precedenti ai decessi rappresentano quindi uno degli elementi che la polizia sta cercando di collocare nella corretta sequenza temporale, senza dare per scontato che l’autore delle domande online coincida con chi potrebbe avere avuto un ruolo nella vicenda.

Gli investigatori stanno dunque passando al setaccio computer, telefoni, account, forum e materiale cartaceo, cercando eventuali collegamenti tra le diverse tracce. Anche il libro sequestrato a Gianni Di Vita viene esaminato all’interno di questo quadro. Per ora, però, il ritrovamento del volume e le attività online non costituiscono da soli una prova di responsabilità: sono elementi investigativi che devono essere verificati e collegati attraverso riscontri concreti.

Il mistero di Pietracatella, dunque, ruota anche attorno a una domanda ancora senza risposta: chi si nascondeva dietro quelle ricerche sulla ricina e perché aveva bisogno di informazioni tanto specifiche? La polizia prova a dare un nome a quel misterioso utente e a capire se le sue domande fossero davvero soltanto materiale per un romanzo. Nel frattempo, il lavoro degli investigatori continua sul fronte digitale e su quello tradizionale, con l’obiettivo di ricostruire gli ultimi giorni di Antonella e Sara e arrivare a una spiegazione per una vicenda che, da una sospetta intossicazione, si è trasformata in un giallo giudiziario ancora tutto da decifrare.

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