
C’è un caso che sembra non finire mai, un delitto infinito che da diciannove anni continua a dividere l’Italia tra colpevolisti e innocentisti, tra chi chiede rispetto per una sentenza e chi grida all’errore giudiziario più squallido degli ultimi cinquant’anni. E ogni volta che se ne parla in televisione volano stracci, accuse pesantissime, litigi furiosi che superano il perimetro del diritto e diventano scontro personale. È successo ancora, con un generale che si sente messo alla gogna, un giornalista che accusa di aver nascosto prove decisive e un veterano del giornalismo che non usa mezzi termini e parla di indagini fatte col posteriore.
Garlasco, Garofano litiga anche a Domenica In
Il caso Garlasco è ormai al centro dell’opinione pubblica da giorni, a maggior ragione da quando si sono concluse le indagini a carico di Andrea Sempio, ritenuto dalla Procura di Pavia l’assassino di Chiara Poggi. A fare discutere è soprattutto l’operato dei RIS all’epoca, che avrebbero nascosto due controanalisi negative che avrebbero dimostrato l’assenza di DNA della vittima dalla bicicletta di Alberto Stasi, unico condannato, elemento che ha influito nella sua sentenza. Domenica In ha così scelto di parlarne nella puntata di domenica 4 ottobre 2026, anche alla presenza di Luciano Garofano, che guidava il corpo quando è avvenuto il delitto. Una puntata ad altissima tensione, che ha visto il generale finire di nuovo sotto accusa.
Il Generale Luciano Garofano è stato al centro di una lite particolarmente accesa pochi giorni fa, durante Ore 14 Sera con Antonio De Rensis, che lo ha invitato ad andare in Procura per raccontare la sua versione dei fatti, visto che il suo interrogatorio è stato ricco di Non ricordo. Tiri fuori quel po’ di dignità che le rimane e vada e vada a rispondere al Procuratore aggiunto, diventa un coniglio bagnato davanti a Civardi, ha detto senza mezzi termini l’avvocato. Quelle corse negative non avevano alcun significato, non inficiavano il risultato positivo, ha replicato il capo dei RIS, teoria però inaccettabile anche per l’altro avvocato dell’unico condannato, Giada Bocellari, visto che non c’è alcun accenno a questi esiti nel fascicolo di indagine, non spetterebbe infatti al RIS decidere cosa inserire e cosa no.
L’introduzione di Tommaso Cerno e l’affondo di Vittorio Feltri
A introdurre lo spazio è il giornalista Tommaso Cerno: Il delitto di Garlasco è un delitto infinito, abbiamo un colpevole per la legge in carcere, Alberto Stasi, sulla cui colpevolezza i dubbi sono enormi. Dall’altra parte siamo alla vigilia di un possibile nuovo processo, con un altro sospettato, indiziato pesantemente, Andrea Sempio. Di fronte ci sono nuovi sospetti, dubbi, accuse che riguardano quell’indagine, emerge dalle carte della Procura che il RIS, all’epoca guidato dal Generale Garofano, sapesse cose che non ha comunicato, quindi l’innocenza di Stasi avrebbe potuto esserci nelle prove. Mara Venier interpella subito Vittorio Feltri, il primo a sostenere l’innocenza di Stasi: Io l’ho detto dal primo giorno in cui è avvenuto il delitto, ho capito che accusare quel ragazzo sarebbe stato facile, ma sbagliato. E così è stato, ormai lo sanno tutti, ormai si è fatto 15 anni di galera, le indagini sono state fatte col posteriore, tutto quello che ha riguardato il caso è stato trattato malamente. Siamo di fronte all’episodio giudiziario più squallido dell’Italia degli ultimi 50 anni.
La difesa di Garofano
Il Generale Garofano prova a spiegare la sua posizione: Credo sia tutto un grande equivoco. Voglio chiarire una cosa, la Procura di Pavia con il suo comunicato dice solo di non avere trovato negli atti del 2007 copia di queste analisi negative, non parla di omissioni, né dice che noi abbiamo nascosto, fa un’osservazione. Ora invece si dà per certo che noi abbiamo nascosto o omesso questo ha portato a una campagna di delegittimazione con accuse a me e ai miei collaboratori di una gravità inaudita. Il RIS non ha nascosto, non ha omesso, non ha falsato, né manipolato alcuna verità, si è attenuto solo ai risultati di laboratorio. Poi entra nel merito tecnico: Il 19 settembre il RIS fa tre analisi, una che dà un profilo di Chiara Poggi limitato, solo sei marcatori. Poi l’analisi viene ripetuta e si arriva a due analisi con un profilo chiaro. Tre analisi che dimostrano che quella traccia, verosimilmente riconducibile a sangue, appartiene a Chiara Poggi. Il 20 settembre per motivi che nessuno conosce ci sono due corse negative. Attenzione, vengono negative perché lì non c’è alcun DNA. Mettiamo che da cardiologo faccio un elettrocardiogramma, che viene positivo. Se non mi soddisfa decido di ripeterlo, nonostante il paziente è vivo, e quindi il cuore batte, l’elettrocardiogramma è piatto, quindi non ritengo utile quello per alcuna considerazione. Che il profilo di Chiara fosse sui pedali è stato confermato dai consulenti della Procura, ma anche da quelli di Stasi.
Lo scontro con Cerno e Rita Cavallaro
Cerno però non ci sta: Quello che sta dicendo lo deve decidere un dibattimento e un giudice, lei non può decidere cosa va e cosa no. Lei doveva garantire che tutti gli esami fossero valutati in dibattimento, per consentire a Stasi di difendersi. La similitudine con il cuore non regge, lei non sa se il paziente fosse vivo, al processo vanno solo gli esami che dicono di sì. Lei sta facendo il giudice, doveva portare le prove al processo. Garofano obietta: Mi interrompete, non capite come funzionano le cose. Se andiamo avanti in questo modo vi saluto, ho accettato di venire qui per spiegare. Se devo avere il tempo contato non posso spiegare. Durissima anche Rita Cavallaro: Le storia non sta in piedi. Il 24 settembre Stasi viene arrestato per quello che loro scrivono nella relazione, la presenza del DNA probabilmente con sangue. Il pm fa un interrogatorio cruento, dove si insiste sul sangue, Stasi non sa spiegarlo. Loro sapevano delle controanalisi negative, di fronte a un profilo bello come quello del 19 nessuno fa controanalisi. E invece al capitano Marino deve essere venuto qualche dubbio al punto di farle. Voi avete occultato dal fascicolo una prova che scagionava Stasi, non spettava a voi, la valutazione si fa in contradditorio, deve farla un giudice.
Il finale ad alta tensione
Garofano ribatte: Inutile tentare di dare spiegazioni, la dottoressa Cavallaro è sicura che noi abbiamo omesso. Queste persone sono interessate solo a screditare, non accettano altre spiegazioni. Dicono che noi abbiamo mandato in galera Alberto Stasi, ma la sentenza è arrivata dopo cinque processi, c’è una manipolazione della realtà costante. Feltri non riesce a trattenersi: Ovviamente una scelta accusatoria. Processo di primo grado assoluzione, stessa soluzione nel secondo, poi arrivano i fenomeni della Cassazione e gli danno 16 anni, già questo è assurdo. E’ l’episodio più squallido della storia giudiziaria italiana, anche un cretino come me il giorno dopo aveva capito che non potesse essere stato Stasi. Poi l’affondo finale di Garofano: In questa trasmissione c’è un pregiudizio, si dice che a tutti i costi noi dovremmo avere sbagliato, se non ammettiamo di avere sbagliato siamo fessi, noi non abbiamo fatto nessun errore. Il profilo è valido, lo dicono altri consulenti. Non accetto insinuazioni, difenderò fino in fondo la mia reputazione e quella dei collaboratori, a chi andrà fuori da una normale critica perseguirò le calunnie e le accuse gratuite. E la chiusura di Feltri: Avete fatto una figura schifosa. Garofano, dite che eravate tutti ubriachi che sarebbe meglio almeno chiudiamo la pratica.


