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“Mazzette, ecco i video che lo inchiodano”. Terremoto in Italia, accuse gravissime al famoso politico

Pubblicato: 05/10/2026 15:30

Le cimici della polizia avrebbero ripreso in più occasioni l’ex vicepresidente della Regione Siciliana Gaetano Armao mentre riceveva denaro. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta della Procura di Palermo, che ha chiesto l’arresto dell’ex politico con l’accusa di corruzione. Nella stessa richiesta compare anche l’avvocato Pierluigi Matta, indicato dagli investigatori come il presunto intermediario tra Armao e alcuni imprenditori.

Secondo la ricostruzione della Procura, il sistema sarebbe passato attraverso bonifici effettuati sul conto di Matta, formalmente giustificati come compensi per consulenze che, secondo l’accusa, non sarebbero mai state realmente svolte. Le somme, generalmente suddivise in tranche fino a 6mila euro, sarebbero state in parte prelevate dall’avvocato e successivamente consegnate ad Armao. Diverse di queste presunte dazioni sarebbero avvenute all’interno di automobili.

Tra gli elementi raccolti dagli investigatori ci sono anche immagini registrate durante gli incontri tra i due. In uno dei filmati, descritto nella richiesta di arresto, Armao e Matta si trovano nella stessa auto. Approfittando di un rallentamento provocato dal traffico, secondo la Procura, l’avvocato avrebbe estratto dalla tasca interna della giacca una mazzetta di banconote avvolta in una busta di plastica.

La consegna, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe avvenuta senza che Matta porgesse direttamente il denaro all’ex vicepresidente. Su indicazione di Armao, l’avvocato avrebbe infatti sistemato la busta nel vano centrale della consolle dell’auto. «Mettili qua», sarebbe la frase pronunciata da Armao, secondo quanto riportato negli atti. Una modalità scelta, secondo gli investigatori, per evitare una consegna diretta.

Nel corso della conversazione, l’ex vicepresidente avrebbe inoltre commentato il modo in cui il denaro era stato confezionato, facendo riferimento alla busta utilizzata per contenere le banconote. Poco dopo avrebbe chiesto a Matta a cosa fosse riferita quella somma. La risposta dell’avvocato, sempre secondo gli atti, sarebbe stata «agosto», un riferimento che gli investigatori interpretano come collegato a una serie di versamenti periodici.

A quel punto, secondo la ricostruzione della Procura, Armao avrebbe recuperato la busta dal vano dell’auto, preso il denaro e infilato le banconote nella tasca della propria giacca. Gli investigatori ritengono che quella somma fosse collegata a presunti favori nei confronti del gruppo Cva, società attiva nel settore delle energie rinnovabili. Si tratta, tuttavia, di contestazioni contenute nell’indagine e che dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Il presunto meccanismo corruttivo avrebbe riguardato in particolare l’attività svolta da Armao come presidente della Commissione tecnica specialistica incaricata delle autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Secondo l’accusa, l’ex politico avrebbe garantito una «più rapida e proficua trattazione» delle pratiche della società valdostana all’esame della commissione.

Anche su questo punto, secondo gli investigatori, le intercettazioni ambientali avrebbero raccolto conversazioni ritenute significative. Nei dialoghi ci sarebbero riferimenti alle verifiche sull’adempimento delle prescrizioni ambientali relative a progetti per nuovi impianti di interesse del gruppo Cva. Armao, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe chiesto che gli venissero trasmesse le attestazioni necessarie e avrebbe indicato anche il referente della commissione a cui indirizzare la documentazione.

L’inchiesta della Procura di Palermo coinvolge complessivamente più persone. Per Armao e Matta è stata avanzata la richiesta di arresto, mentre per altri sei indagati è stata chiesta la misura degli arresti domiciliari e per una settima persona il divieto di dimora. Al centro dell’indagine ci sono dunque presunti rapporti tra denaro, consulenze e pratiche amministrative: accuse che dovranno ora essere esaminate dall’autorità giudiziaria e rispetto alle quali gli indagati avranno modo di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa.

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