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“Ma chi l’ha autorizzata?”. Garlasco, clamoroso: cosa si scopre su Stasi

Pubblicato: 05/10/2026 16:49

Tredici pagine, senza data, intestate alla psicologa e criminologa clinica Alessandra Bramante. Al centro del documento, la dicitura «Valutazione psicologica» e una serie di tabelle che mettono a confronto alcune dichiarazioni rese da Alberto Stasi nei primi giorni dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi. Una relazione che non sarebbe mai entrata nel fascicolo processuale e che è stata ritrovata dagli inquirenti tra le cartelle informatiche consegnate dai Ris di Parma alla Procura di Pavia.

Il documento analizza in particolare tre verbali: quello del 13 agosto 2007, quello del 17 agosto e la presentazione spontanea del 22 agosto. In calce alle tabelle compaiono una serie di annotazioni sulla personalità di Stasi, accompagnate da una precisazione della stessa Bramante: «Pensieri ed impressioni (basati ovviamente sulle carte)». Tra le espressioni utilizzate compaiono «freddezza», «calcolatore», «tendenza narcisistica», «manipolatore», oltre a riferimenti a una presunta tendenza al controllo e a una forte chiusura emotiva.

La relazione contiene anche osservazioni sulle dichiarazioni dell’allora fidanzato di Chiara. La psicologa segnala quelle che considera contraddizioni e cambiamenti nelle versioni, annotando inoltre una presunta mancanza di emozioni e un atteggiamento che, a suo giudizio, apparirebbe particolarmente controllato. In altri passaggi vengono analizzati il rapporto tra Stasi e Chiara, le loro abitudini e alcuni aspetti della loro vita privata.

Quelle valutazioni, però, erano accompagnate da un elemento importante: si trattava di impressioni basate esclusivamente sulle carte. Il documento non risulta infatti essere il risultato di una valutazione clinica condotta direttamente sulla persona di Stasi. Proprio per questo, una delle questioni che oggi si pongono gli inquirenti riguarda il ruolo che quella relazione avrebbe dovuto avere nell’ambito dell’indagine e, soprattutto, chi avesse richiesto alla professionista di redigerla.

Il punto più delicato riguarda infatti la mancanza di un atto di nomina da parte dell’allora pm di Vigevano Rosa Muscio. Non risulterebbe quindi, dagli atti esaminati, un incarico formale conferito dalla Procura. L’ipotesi che il documento possa essere stato inviato autonomamente dalla psicologa al Ris si scontra però con un altro elemento: la relazione contiene informazioni tratte da verbali che, in quella fase, erano ancora secretati.

Non solo. A margine delle dichiarazioni di Stasi compaiono alcune domande e indicazioni rivolte, apparentemente, agli investigatori. Quando l’ex fidanzato di Chiara racconta di aver lavorato alla propria tesi la mattina del delitto, Bramante annota: «Risulta che abbia aperto documenti a quest’ora?». E a proposito delle telefonate effettuate quella mattina alla fidanzata scrive: «Ha fatto realmente tutte queste telefonate?». Si tratta di aspetti che sarebbero poi stati effettivamente approfonditi dagli investigatori nelle settimane successive.

È proprio questa circostanza ad alimentare gli interrogativi sulla destinazione e sull’utilizzo della relazione. Perché una psicologa aveva accesso a quei verbali? A quale titolo fu realizzato il documento? Fu trasmesso agli investigatori e, in caso affermativo, venne utilizzato nelle attività investigative? E soprattutto, perché quella valutazione non fu mai inserita nel fascicolo processuale? Sono domande che ora la magistratura pavese si trova a dover ricostruire sulla base della documentazione recuperata.

Un altro aspetto riguarda l’eventuale influenza che quelle prime valutazioni possono aver avuto sull’immagine di Alberto Stasi costruita nel corso dell’inchiesta e dei successivi processi. Nel documento compaiono infatti alcune delle caratteristiche che negli anni sarebbero state associate pubblicamente alla figura dell’ex fidanzato di Chiara: il giovane freddo, controllato, poco emotivo e calcolatore. Ma stabilire se quelle annotazioni abbiano effettivamente influenzato le indagini è una questione diversa e richiede ulteriori verifiche documentali.

La scoperta della relazione riapre così un capitolo ancora da chiarire nella lunga vicenda giudiziaria sull’omicidio di Chiara Poggi. Non è soltanto il contenuto delle tredici pagine a suscitare interrogativi, ma soprattutto la loro origine, il momento in cui furono redatte e l’eventuale ruolo avuto nelle indagini. Saranno ora gli accertamenti della Procura di Pavia a dover stabilire come quel documento sia finito nelle cartelle dei Ris, perché sia stato prodotto e se abbia avuto, in qualche modo, un peso nel percorso investigativo che ha portato alla condanna di Stasi a 16 anni di reclusione.

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