
Gli estratti del DNA legati alle tracce prelevate dall’intonaco dell’impronta 33 e dalle unghie della vittima nell’ambito dell’omicidio di Chiara Poggi non esistono più. Il Ris di Parma li ha eliminati nella seconda metà di settembre 2016 senza redigere alcun verbale ufficiale. A rivelarlo alla Procura di Pavia è un documento del 6 novembre firmato dal colonnello Matteo Donghi, in risposta ai solleciti dei pm stimolati dai legali di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto. Il giallo torna ora d’attualità alla luce della nuova pista d’inchiesta che vede iscritto nel registro degli indagati Andrea Sempio.
I sospetti dei magistrati toccano la conservazione dei campioni, compresi gli esami sui pedali e una consulenza personologica dall’autore ignoto. I prelievi sul muro della cantina, denominati «33dattilo» e «97F», insieme alle nove tracce delle unghie, si considerano interamente consumati durante i test concordati.
La distruzione delle provette nel 2016 e le parole dell’Arma
I campioni estratti erano stati riposti il 20 dicembre 2011 in un freezer protetto da sistemi biometrici. Il reparto ha chiarito che si è trattato di «uno smaltimento collettivo, cioè effettuato unitamente alle provette di altri procedimenti penali»e che i campioni «furono alienati senza redigere uno specifico verbale, trattandosi di intermedi di lavorazione non assimilabili a reperti giudiziari». Una procedura datata visivamente grazie ad alcuni scatti: l’elettrodomestico appare portato via il 15 settembre 2016 e le provette eliminating nelle settimane successive, tra il 20 e il 30 settembre. La distruzione è avvenuta circa nove mesi dopo la condanna definitiva a 16 anni per Stasi, pronunciata il 12 dicembre 2015 dalla Cassazione.
La difesa di Stasi ha richiamato una precedente rassicurazione del capitano del Ris Alberto Marino, che dichiarò: «Comunque verranno conservati tutti gli eluiti delle tracce (Dna estratto) e messi successivamente a disposizione della autorità giudiziaria al termine di tutte le analisi». Matteo Donghi ha precisato come tale impegno non fosse a tempo indeterminato ma valido solo fino alla sentenza irrevocabile. Il dato finale resta inoppugnabile: «Il dato oggettivamente dimostrabile è che gli eluiti tratti dai reperti dell’omicidio Poggi non sono più conservati presso questo Reparto».
Sul caso è intervenuto anche il comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, che al Tg1 ha garantito fermezza: «Se la magistratura accerterà irregolarità o responsabilità individuali nel passato, la risposta dell’Arma sarà di totale collaborazione, di massima trasparenza e anche assoluta fermezza». Salvatore Luongo ha infine rimarcato come «Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di Carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede».


