
Jannik Sinner ha deciso di fermare la propria stagione. Il numero uno altoatesino ha comunicato oggi, attraverso un post pubblicato su Instagram, che dovrà restare lontano dai campi fino alla fine dell’anno per curare e risolvere definitivamente il problema al ginocchio che lo tormenta da tempo. Una decisione che comporta anche la rinuncia alle ATP Finals di Torino. Il ritorno in campo, come annunciato dallo stesso Sinner, è previsto direttamente nel 2027.
Alla base dello stop ci sarebbe un problema che l’altoatesino si porta dietro ormai da oltre tre mesi. Non esiste al momento una conferma ufficiale sulla diagnosi, ma prende sempre più consistenza l’ipotesi della sindrome della bandelletta ileotibiale, una patologia spesso conosciuta come “ginocchio del corridore”. Si tratta di un disturbo che può provocare dolore nella parte esterna del ginocchio e che, soprattutto negli atleti sottoposti a carichi elevati e ripetuti, può diventare particolarmente limitante.
A fare chiarezza sul problema è il dottor Daniele Mazza, specialista in Ortopedia e Traumatologia e medico della Nazionale Under 21 di calcio maschile, interpellato dall’agenzia Agi. L’esperto spiega che la bandelletta ileotibiale è una struttura di tessuto connettivo particolarmente robusta, che percorre il lato esterno della coscia, dall’anca fino alla parte superiore della tibia. La sua funzione è contribuire alla stabilità dell’arto durante il movimento.

Quando la zona esterna del ginocchio viene sottoposta a carichi ripetuti, può svilupparsi un dolore localizzato che caratterizza la sindrome della bandelletta ileotibiale. Il meccanismo, precisa Mazza, non può essere ricondotto semplicemente a un presunto “sfregamento” della bandelletta contro l’osso. Possono infatti entrare in gioco diversi fattori, tra cui la compressione dei tessuti, la gestione dei carichi di allenamento e il controllo del movimento.
Il sintomo più caratteristico è un dolore ben localizzato sulla parte esterna del ginocchio, che può comparire dopo un determinato periodo di attività fisica e aumentare con la ripetizione dei movimenti. Riducendo il carico, il fastidio può attenuarsi, mentre in alcuni casi la zona risulta dolorosa anche alla pressione. Nei casi più intensi, il dolore può diventare tale da costringere l’atleta a interrompere l’allenamento. Non si tratta, inoltre, di una patologia esclusiva dei corridori: può interessare anche gli sportivi impegnati in attività caratterizzate da movimenti ripetitivi e importanti carichi sugli arti inferiori.
Il trattamento, secondo lo specialista, è nella maggior parte dei casi conservativo e deve essere adattato alle caratteristiche del paziente e dello sport praticato. L’obiettivo iniziale è modificare temporaneamente i carichi che provocano dolore, evitando di aggravare la situazione, e avviare un percorso di fisioterapia attiva. Il lavoro può comprendere il potenziamento dei muscoli dell’anca e dell’arto inferiore, oltre a esercizi dedicati al controllo del movimento.
Fondamentale è anche la ripresa graduale dell’attività sportiva. Il ritorno ai gesti specifici della disciplina deve avvenire progressivamente, monitorando la risposta del ginocchio non soltanto durante l’esercizio, ma anche nelle ore successive. Per un atleta come Sinner, sottoposto a sollecitazioni particolarmente elevate durante allenamenti e partite, la gestione dei carichi rappresenta quindi un elemento centrale del percorso di recupero.
Resta invece più delicato il capitolo relativo a un eventuale intervento chirurgico. La chirurgia, spiega Mazza, viene presa in considerazione soltanto in casi selezionati e quando un adeguato trattamento conservativo non ha prodotto risultati soddisfacenti. Qualora si arrivasse a questa soluzione, i tempi di recupero potrebbero diventare sensibilmente più lunghi: l’esperto indica, in linea generale, un periodo nell’ordine dei sei mesi, anche se la durata effettiva dipende dalla situazione individuale, dai sintomi e dalla risposta alla riabilitazione.
Per Sinner, dunque, la priorità è ora una sola: risolvere definitivamente il problema al ginocchio prima di tornare in campo. L’assenza dalle ATP Finals di Torino rappresenta un sacrificio importante, ma la scelta di chiudere anticipatamente la stagione punta a evitare ulteriori ricadute e a permettere all’altoatesino di affrontare il 2027 nelle migliori condizioni possibili. Come sottolinea lo specialista, però, i tempi di recupero di un singolo atleta non possono essere stabiliti sulla base delle sole notizie disponibili: sarà la risposta alla terapia e alla riabilitazione a determinare il momento effettivo del ritorno.


