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Neonato muore un mese dopo la nascita: arrestato il primario, due medici e un’ostetrica sospesi

Pubblicato: 07/10/2026 14:36

Quando le porte delle corsie d’ospedale si chiudono e la fiducia dei cittadini nei confronti di chi dovrebbe tutelarne la vita si scontra con l’orrore del tradimento, la cronaca giudiziaria spalanca scenari da incubo capaci di raggelare il sangue. Tra i corridoi dove la vita muove i suoi primi passi, le ombre del sospetto, dei silenzi omertosi e dei tentativi di insabbiamento rischiano di trasformare un luogo di cura nel teatro di una macchinazione spietata. Una vicenda drammatica che va oltre la tragedia umana, mettendo sotto accusa un intero sistema e sollevando interrogativi inquietanti sul confine tra etica professionale, abuso di potere e fredda calcolatrice giudiziaria.

Un vero e proprio terremoto giudiziario ha travolto il presidio sanitario del territorio napoletano: è finito agli arresti domiciliari il primario che nel 2024 guidava il reparto di Ginecologia dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, struttura dove a marzo 2024 è deceduto un neonato ad appena un mese dal parto. Contestualmente, la misura cautelare della sospensione dall’esercizio dell’attività professionale e dal pubblico ufficio per 12 mesi ha colpito altri tre sanitari, nello specifico due medici e un’ostetrica. I provvedimenti, emessi dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, sono stati eseguiti dai finanzieri del gruppo di Torre Annunziata.

Le indagini, condotte dalle fiamme gialle della compagnia di Castellammare di Stabia, hanno portato alla luce una serie di accuse gravissime: i quattro sono indagati a vario titolo per responsabilitĂ  colposa per morte in ambito sanitario, falsitĂ  materiale e ideologica in atto pubblico, frode in processo penale e depistaggio.

Le accuse di depistaggio e il nodo al cordone ombelicale

La tragedia ha preso vita subito dopo la nascita del piccolo al San Leonardo, quando il neonato è stato trasferito d’urgenza in terapia intensiva per gravi complicazioni. Secondo gli inquirenti, il personale non solo avrebbe Â«cagionato per colpa la morte del neonato», ma avrebbe anche Â«posto in essere una serie di condotte, iniziate giĂ  nella fase operatoria, finalizzate ad occultare le proprie responsabilità». Il punto nodale della ricostruzione riguarda la creazione artificiale di un nodo sul cordone ombelicale, pianificata per Â«rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi».

Subito dopo la manipolazione, il cordone e la placenta sono stati smaltiti d’urgenza con una procedura Â«non conforme alle prassi cliniche ordinariamente seguite presso il nosocomio». Per completare il quadro, la cartella clinica sarebbe stata alterata negli orari e nelle presenze, mentre gli indagati avrebbero concordato Â«versioni di comodo da riferire agli inquirenti». A tirare i fili del presunto depistaggio sarebbe stato proprio il primario, motore primario dell’attivitĂ  di occultamento per proteggere la propria reputazione e quella della sua equipe.

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