
Quando la dialettica politica trascende i confini del rispetto istituzionale per sconfinare nell’odio verbale e nell’intimidazione, l’allarme per la tenuta democratica di un territorio si fa immediatamente rovente. Nelle piazze e negli spazi urbani dove il dibattito pubblico dovrebbe nutrirsi di idee e confronti civili, riaffiorano periodicamente spettri inquietanti legati alle stagioni più buie della storia nazionale. Un clima di latente ostilità dove il vandalismo diventa strumento di aggressione ideologica, costringendo rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine e cittadini a fare i conti con un’escalation di odio che punta a destabilizzare la convivenza pacifica e la sicurezza della comunità.

La tensione istituzionale è salita alle stelle dopo il ritrovamento di una preoccupante pittura vandalica su una pensilina del trasporto pubblico a Bolzano: “Galateo come Moro”. Un messaggio privo di ambiguità rivolto a Marco Galateo, assessore provinciale all’istruzione e cultura italiana, commercio e servizi, artigianato e industria, nonché vicepresidente della Provincia Autonoma.
Il richiamo punta direttamente alla figura di Aldo Moro, lo statista e presidente del consiglio il cui sequestro per mano delle Brigate Rosse nel 1978 tenne l’Italia con il fiato sospeso per 55 drammatici giorni prima del tragico epilogo del 9 maggio. Un’evocazione pesante che si traduce in un vero e proprio avvertimento diretto ai vertici della giunta locale.
La reazione di Galateo e le intimidazioni del passato
L’esponente politico non ha tardato a far sentire la propria voce attraverso una nota di ferma condanna. “Una fermata dell’autobus a Bolzano è stata imbrattata con minacce rivolte alla mia persona”, ha denunciato Galateo, affondando il colpo contro i responsabili del gesto: “I soliti finti democratici che, anziché confrontarsi sul piano delle idee, preferiscono insultare e intimidire. Li conosciamo bene”.
Oltre all’aspetto intimidatorio, l’amministratore ha voluto porre l’accento sul danno patrimoniale subito dalla collettività per il ripristino dell’infrastruttura: “La cosa che più fa arrabbiare, però, resta il danno a un bene pubblico. I costi di pulizia ricadono su tutti i cittadini, quando a pagare dovrebbero essere esclusivamente i responsabili”.
Non si tratta purtroppo di un episodio isolato ai danni del rappresentante provinciale. Nel mese di ottobre del 2025, infatti, la medesima figura istituzionale era finita nel mirino di un’altra aggressione verbale da strada, quando era comparso lo slogan “Galateo morto is queer joy” (ovvero “Galateo morto è la gioia dei queer”). In quell’occasione, l’assessore si era immediatamente rivolto alle autorità competenti sporgendo formale denuncia per individuare i colpevoli.


