
Quando le indagini giudiziarie si addentrano nei meandri più oscuri delle tragedie familiari, la ricerca della verità si trasforma in una corsa contro il tempo dove ogni singolo dettaglio tecnologico può rivelarsi decisivo. Tra le pieghe di enigmi complessi che lasciano senza fiato intere comunità, gli inquirenti si trovano costretti a scavare a fondo nella quotidianità e nei luoghi frequentati dai protagonisti, a caccia di quella traccia impercettibile capace di sbrogliare la matassa. Un lavoro certosino fatto di perizie incrociate, analisi di laboratorio e indagini digitali a tutto campo che punta a dare un nome e un volto ai responsabili di fatti di cronaca che sconvolgono la coscienza collettiva.
Una svolta imponente segna le indagini sul dramma che ha sconvolto la comunità di Pietracatella, dove la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre scorsi, ha aperto uno scenario investigativo senza precedenti. La Procura di Larino ha firmato un provvedimento di perquisizione che mette sotto la lente ben 71 apparati tecnologici. L’obiettivo primario degli investigatori è passare al setaccio i calcolatori dell’istituto agrario del Fortore Riccia, situato in provincia di Campobasso, per verificare se qualcuno abbia effettuato ricerche sulla ricina, focalizzandosi su fasi di acquisto, ricerca, preparazione o estrazione della letale sostanza tossica.
Il decesso delle due vittime è stato causato proprio da un’intossicazione da ricina, un evento drammatico ed eccezionale che ha spinto le autorità nazionali ad avvalersi della consulenza scientifica degli specialisti del laboratorio di biosicurezza del Robert Koch-Institut. La squadra guidata da Christian Herzog ha il delicato incarico di analizzare i recipienti posti sotto sequestro nella casa di Pietracatella per individuare tracce della proteina, mentre gli esperti informatici cercano di risalire a chi abbia effettuato le consultazioni online. L’istituto scolastico finito al centro delle verifiche è il luogo in cui hanno insegnato a lungo l’amica di Gianni Di Vita — ascoltata a più riprese dagli inquirenti — e il marito di quest’ultima. Unici scampati al dramma familiare sono Gianni Di Vita e la figlia diciottenne Alice, i quali, in base ai riscontri medici, non hanno ingerito la sostanza velenosa.
L’ispezione negli ambienti scolastici e gli sviluppi d’inchiesta
L’attività peritale programmata nella struttura scolastica si preannuncia capillare. Il decreto emesso dalla Procura di Larino coinvolge 71 dispositivi informatici distribuiti in vari locali dell’istituto: dai computer posizionati nel laboratorio adiacente alla serra, ai laptop riservati agli studenti, fino alle postazioni dell’Aula Magna e del Laboratorio di Chimica. Anche le apparecchiature attualmente in uso in altre sedi o inutilizzate da tempo verranno sottoposte a minuziosa analisi.
Gli analisti informatici cercheranno tracce legate a termini chiave specificamente individuati nel testo giudiziario: ricina, veleno, semi di ricino, olio di ricino, solfato di ammonio e solfato di sodio, tutte parole strettamente legate alla catena di estrazione o approvvigionamento del veleno. Le operazioni sul campo prenderanno il via il 13 ottobre alle ore 10 e vedranno impegnati gli uomini della Squadra Mobile insieme ai tecnici dello Sco.
A far scattare gli accertamenti digitali è stata la scoperta di consultazioni sul web realizzate nelle settimane precedenti i fatti, in cui un utente anonimo chiedeva dettagli sulla sostanza sostenendo di voler «scrivere un romanzo» incentrato proprio sul micidiale composto. Sul piano giudiziario restano aperti due differenti filoni: il primo, per omicidio colposo, vede coinvolti i sanitari dell’ospedale Cardarelli di Campobasso dove le vittime arrivarono in condizioni disperate; il secondo riguarda un fascicolo contro ignoti per omicidio premeditato. Se la Questura di Campobasso parla di elementi rilevanti emersi dalle indagini, la Procura guidata da Elvia Antonelli predica prudenza e invita gli organi d’informazione alla massima cautela.


