
Quando le complesse architetture giudiziarie tornano a scomporsi sotto il peso di nuovi provvedimenti e decisioni dei tribunali, l’eco delle aule di giustizia si riflette inevitabilmente sulla vita e sui destini di chi è rimasto incastrato per anni negli ingranaggi dell’inchiesta. Tra le pieghe di fascicoli riaperti, proscioglimenti eccellenti e nuove trasmissioni di atti tra le Procure, i risvolti umani e legali si intrecciano in una matassa difficile da sbrogliare. Un intricato mosaico dove ogni singolo pronunciamento sembra accendere illusorie speranze di svolta, lasciando al contempo aperti interrogativi pesantissimi sulle responsabilità, sui flussi di denaro e sui contorni sbiaditi di verità ancora lontane.
Un drammatico spaccato umano e giudiziario emerge dalle parole di Giuseppe Sempio e Daniela Ferrari, genitori di Andrea Sempio, nuovamente iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. Intervistati durante le trasmissioni Dentro la Notizia e Quarto Grado su Rete 4 da Gianluigi Nuzzi ed Alessandra Viero, i due coniugi hanno ripercorso la lunghissima odissea che travolge la loro vita dal 2016. Sull’ipotesi che parte delle somme versate ai legali fosse destinata alla polizia giudiziaria, il padre è netto: «Non credo. Se tornassi indietro l’unica cosa che farei è farmi fare la fattura». L’uomo ha poi chiarito di non conoscere affatto Giuseppe Spoto e Silvio Sapone, difendendo l’estenuante percorso finanziario sostenuto dalla famiglia tra parcelle, i rilievi del generale Garofano e le pratiche di risarcimento avviate dopo la prima archiviazione del 2017.
Giuseppe Sempio ha speso parole di profonda vicinanza verso le vittime del delitto: «I Poggi hanno perso una figlia e io non riuscirei a reggere di non averla più in casa. È spaventoso, hanno una forza incredibile, non so come la gente possa continuare a insultarli». Sulle intercettazioni che lo vedono parlare di «quella roba lì», il padre precisa trattarsi di un modo di dire dialettale, ribadendo la totale estraneità del figlio ai fatti.
La disperazione della madre e l’incubo dei sospetti
Altrettanto toccante la testimonianza della madre, Daniela Ferrari, che ha rivendicato l’innocenza del ragazzo ripercorrendo i ricordi di quella tragica mattina: «Andrea è totalmente innocente, come ho sempre detto. La cosa più pesante e assurda è il fatto di non poter uscire di casa, vengo inseguita dalle 7.00 di mattina alle 19.00». La donna ha espresso forte scetticismo verso le nuove perizie scientifiche sul DNA e sul pedale della bicicletta, ammettendo di vivere nella paura che la verità non basti a scagionarlo.
Rievocando l’incubo della seconda notifica giunta il 27 gennaio, la madre ha difeso anche altre figure sfiorate dall’inchiesta: «A Garlasco non c’erano solo due, tre o quattro persone. Si è indagato solo contro Stasi e adesso solo contro Sempio, ed è ora di finirla anche con la storia delle sorelle Cappa, quelle due ragazze lì non c’entrano assolutamente niente». Infine, scusandosi per le frasi intercettate sui genitori di Chiara, la donna ha concluso provata: «Era un periodo dove ero particolarmente stressata. Arrivo alla mattina sperando che arrivi presto la sera per prendere le gocce per andare a dormire».


