
Un durissimo attacco frontale è stato lanciato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky a seguito dell’improvviso cambio di rotta deciso dagli Stati Uniti sul fronte del blocco economico a Mosca. La decisione americana di concedere una revoca temporanea alle restrizioni applicate sul diesel russo — arrivata subito dopo un colloquio telefonico intercorso tra Donald Trump e Vladimir Putin — ha provocato la reazione immediata del leader di Kiev, che ha affidato al proprio profilo ufficiale sul social media X la ferma condanna del provvedimento.
Secondo il capo dello Stato ucraino, qualsiasi cedimento sul piano delle misure punitive rischia di trasformarsi in un assist strategico per il Cremlino, minando la fermezza dell’alleanza occidentale. «Qualsiasi allentamento delle sanzioni contro la Russia, in assenza di un accordo chiaro e duraturo di de-escalation, rappresenta un’evidente debolezza», ha denunciato con fermezza il presidente. Proseguendo nella sua disamina, il leader politico ha sottolineato le drammatiche implicazioni di questa scelta sul campo di battaglia: «Gioca a favore della Russia, permettendole di uccidere di più, di prolungare la guerra, di mostrare ancora meno rispetto per l’America e di infliggere al mondo perdite e danni ancora maggiori».
Le critiche alle concessioni economiche e la richiesta di vera de-escalation
La replica di Kiev non si è limitata alla sola censura politica, entrando nel merito dei risvolti finanziari che la riapertura dei mercati energetici garantirà alle casse di Mosca. L’allentamento dei vincoli sul settore petrolifero rappresenta infatti, nella visione della presidenza ucraina, un carburante economico destinato ad alimentare la macchina bellica russa.
«Fare concessioni a Putin non porterà pace né alcun beneficio al mondo civile. La Russia ‘ripagherà’ il diesel con ulteriore terrore e perfidia», ha incalzato Volodymyr Zelensky nei passaggi successivi della sua dichiarazione. Il presidente ucraino ha evidenziato la palese contraddizione tra gli annunci di pace e le decisioni di natura commerciale appena siglate oltreoceano: «Consentire alla Russia di vendere prodotti petroliferi significa investire in una guerra che deve finire, non essere prolungata».
In conclusione del suo intervento pubblico, il capo dello Stato ha ribadito la posizione del proprio Paese rispetto alle condizioni indispensabili per giungere a un effettivo congelamento delle ostilità, ponendo l’accento sulla necessità di garanzie reali e bilaterali: «Ciò che serve è una reale de-escalation con la Russia, su base reciproca».


