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“Cara Giorgia, devi dirlo”. Elly Schlein all’attacco, ma la gaffe è clamorosa: che autogol!

Pubblicato: 10/10/2026 16:03

Nuovo affondo di Elly Schlein contro Giorgia Meloni, ma le parole della segretaria del Partito democratico sulla data delle prossime elezioni sollevano una questione istituzionale tutt’altro che secondaria. Nel corso della Festa annuale del Foglio, ospitata a Palazzo Vecchio, a Firenze, la leader dem ha invocato il ritorno alle urne, criticando la presidente del Consiglio per non aver chiarito quando gli italiani saranno chiamati a votare. Un passaggio che ha acceso il dibattito sulle prerogative costituzionali relative allo scioglimento delle Camere.

«Penso che prima si va a votare e meglio è per il Paese», ha dichiarato Schlein, puntando il dito contro l’andamento dell’economia italiana. «Se guardiamo i dati della crescita siamo in coda ai Paesi del G20». La segretaria del Pd ha poi contestato a Meloni l’assenza di indicazioni sulla data del voto, sostenendo che questa incertezza rappresenterebbe anche un elemento di divisione all’interno della maggioranza di centrodestra.

Il punto controverso riguarda però proprio il ruolo attribuito alla premier. La decisione di sciogliere le Camere non spetta infatti al presidente del Consiglio, ma al presidente della Repubblica, secondo quanto previsto dall’articolo 88 della Costituzione. Il capo dello Stato può procedere allo scioglimento, sentiti i presidenti delle due Camere. La data delle elezioni viene poi fissata attraverso gli atti istituzionali previsti dall’ordinamento. La premier, dunque, non può decidere autonomamente di indire nuove elezioni.

La distinzione non è soltanto formale: in Italia il calendario elettorale dipende dalle procedure costituzionali e dalle eventuali decisioni di scioglimento anticipato del Parlamento. In assenza di una crisi che conduca a elezioni anticipate, il voto politico si svolge normalmente alla scadenza della legislatura. Per questo, attribuire direttamente a Meloni la responsabilità di stabilire quando si tornerà alle urne rischia di confondere le prerogative del governo con quelle del Quirinale.

Nel suo intervento alla Festa del Foglio, Schlein ha comunque assicurato che il centrosinistra si farà trovare pronto in qualsiasi momento. «In qualsiasi momento ci faremo trovare pronti e quello che è sicuro è che saremo uniti», ha affermato, rivendicando la necessità di presentare un’alternativa compatta all’attuale maggioranza. Un messaggio rivolto tanto agli avversari politici quanto alle diverse anime della coalizione progressista.

La segretaria dem ha quindi allargato il discorso alle tensioni interne al Partito democratico e ai tentativi, a suo giudizio, di ridimensionarne la leadership. «Da quando sono qua io come segretaria del Pd hanno sempre provato a commissariarmi, a federarmi o farmi fuori eppure siamo ancora qui», ha dichiarato. Parole che restituiscono il clima di confronto politico nel centrosinistra e la volontà della leader di difendere la propria posizione alla guida del partito.

Schlein ha poi respinto l’idea che per battere il centrodestra sia necessario puntare su un candidato più moderato o maggiormente disponibile alle larghe intese. «Non credo che sia il momento di farci spiegare, come è stato per tanti anni nel centrosinistra, come fare a vincere», ha sostenuto. Secondo la segretaria, il rischio è continuare a inseguire una strategia politica che, a suo giudizio, non ha prodotto i risultati sperati.

«Ci diranno sempre la stessa cosa: che si vince al centro e quindi sarebbe meglio un candidato più disponibile alle larghe intese, più moderato o più rassicurante», ha aggiunto, prima di affondare: «In questi vent’anni ci hanno fatto perdere sempre così, quindi è ora di cambiare». Una presa di posizione netta, che punta a consolidare una linea alternativa rispetto alle ricette considerate tradizionali nel centrosinistra.

Il confronto sulle elezioni si intreccia così con quello sull’identità del Pd e sulla costruzione di una coalizione capace di contendere il governo alla destra. Da una parte, Schlein insiste sulla necessità di accelerare il confronto politico e prepararsi al voto; dall’altra, resta il nodo delle regole costituzionali, che distinguono chiaramente il ruolo del presidente del Consiglio da quello del capo dello Stato. La data delle elezioni non è una scelta unilaterale di Meloni, ma il risultato di un percorso istituzionale definito dalla Costituzione.

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