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“Se è così, andate da soli”. Terremoto nel centrodestra, lo strappo è clamoroso

Pubblicato: 10/10/2026 17:02

C’eravamo tanto amati, almeno fino alla corsa per Palazzo Marino. A Milano il centrodestra si ritrova alle prese con una nuova resa dei conti, con Matteo Salvini deciso ad accelerare sulla scelta del candidato sindaco e Forza Italia pronta a difendere fino in fondo il proprio nome. Il leader della Lega mette sul tavolo una scadenza precisa: se entro ottobre non arriverà un accordo condiviso, a novembre si faranno le primarie. Una mossa che, anziché compattare gli alleati, ha acceso lo scontro interno alla coalizione.

La proposta del vicepremier è arrivata durante un sopralluogo elettorale in via Rizzoli, a Milano. «Se non si decide al tavolo, e ci può stare, facciamolo decidere ai milanesi», ha dichiarato Salvini, indicando nel secondo fine settimana di novembre la possibile data delle consultazioni. L’obiettivo è coinvolgere direttamente gli elettori nella scelta del candidato, evitando che il confronto tra i partiti si trasformi in un braccio di ferro senza fine. «La sinistra si sta scannando e le farà a febbraio. Noi siamo più bravi e più veloci e le vogliamo fare prima, se non c’è una soluzione entro ottobre», ha aggiunto.

Dietro l’accelerazione leghista c’è soprattutto un nome: Silvia Sardone, eurodeputata e vicesegretaria del Carroccio, indicata da Salvini come la candidata ideale per conquistare il Comune di Milano. La sua presenza al fianco del leader durante il sopralluogo non è passata inosservata. «Sarebbe il miglior sindaco e la partita è aperta», ha affermato Salvini, lasciando intendere di considerare Sardone una carta più competitiva rispetto a Matteo Perego, il nome sostenuto da Forza Italia. Anche l’eurodeputata si è detta favorevole alle primarie, una soluzione che sostiene da tempo.

È proprio qui che si consuma lo strappo con gli alleati azzurri. Forza Italia non sembra intenzionata ad accettare che la scelta del candidato venga rimessa in discussione attraverso uno strumento che, secondo il partito, non può essere applicato soltanto quando conviene a una delle forze della coalizione. A farsi portavoce della protesta è Alessandro Sorte, coordinatore lombardo di Forza Italia, che contesta il metodo proposto dalla Lega e chiede regole uniformi per tutte le competizioni amministrative.

«Se dovessimo fare le primarie a Milano, è chiaro che a quel punto si fanno dappertutto. Non può essere un metodo a macchia di leopardo», ha dichiarato Sorte a margine di un evento di partito. Una presa di posizione che punta a frenare l’iniziativa leghista e a ribadire il peso degli azzurri nella partita per Palazzo Marino. Il messaggio è chiaro: se si cambia metodo a Milano, la stessa logica dovrà valere anche altrove.

Poi arriva la bordata che fa salire ulteriormente la tensione. Sorte evoca apertamente l’ipotesi di una corsa separata dalla Lega, richiamando il precedente del primo governo cittadino di Gabriele Albertini. «Se la Lega volesse correre da sola, si andrebbe un po’ a rifare il vecchio Polo della libertà che nel primo governo Albertini a Milano vinse anche senza la Lega. Non sarebbe una tragedia», ha affermato. Parole che suonano come un avvertimento e mettono in discussione, almeno sul piano delle dichiarazioni, la compattezza del centrodestra.

La replica del Carroccio non si fa attendere. A intervenire è Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega, che definisce «sinceramente spiacevoli» le parole del coordinatore azzurro. Il tentativo è riportare il confronto entro i confini della normale dialettica tra alleati, senza però rinunciare a difendere la linea di Salvini. «Per noi l’unità del centrodestra non è negoziabile», afferma Piscina, richiamando tutti alla necessità di evitare divisioni che potrebbero compromettere la costruzione di una candidatura comune.

A cercare di spegnere l’incendio politico è Ignazio La Russa, presidente del Senato, intervenuto alla Festa del Foglio a Firenze. La sua posizione punta a evitare che la contrapposizione tra Lega e Forza Italia degeneri in una rottura difficilmente ricomponibile. «Sarebbe sbagliato chiudere subito, come al solito il centrodestra troverà la sintesi con o senza primarie», ha dichiarato. La Russa non considera inevitabile il ricorso alle consultazioni, ma invita gli alleati a non trasformare il confronto sul metodo in una prova di forza.

Il presidente del Senato riserva infine un richiamo soprattutto a chi ha evocato la possibilità di una candidatura autonoma. «Noi non abbiamo chiesto le primarie ma se un partito importante della coalizione, specie a Milano come la Lega, le chiede, non dico che bisogna farle, dico che non si può dire allora se ne va da solo, quello è sbagliato», ha concluso. La partita per Palazzo Marino resta dunque aperta: entro ottobre si cercherà un’intesa, mentre novembre potrebbe diventare il mese delle primarie. Ma prima ancora di scegliere il candidato, il centrodestra dovrà risolvere il problema più urgente: trovare un accordo senza trasformare la competizione interna in una guerra tra alleati.

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