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Strage all’aeroporto di Riad: 21 morti nel raid Houthi

Pubblicato: 10/10/2026 17:09

Un missile balistico lanciato dagli Houthi yemeniti ha colpito l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, provocando 12 morti e oltre 300 feriti. È il bilancio comunicato dall’Autorità saudita per l’aviazione civile dopo l’attacco che ha devastato parte del terminal 3 dello scalo della capitale. L’esplosione, provocata dai frammenti del missile, ha seminato il panico tra i passeggeri, costringendo le autorità a sospendere le operazioni aeroportuali e a evacuare i viaggiatori. L’offensiva rappresenta una nuova, gravissima escalation nel conflitto tra Arabia Saudita e milizie filoiraniane dello Yemen, mentre cresce il rischio di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Il presidente americano Donald Trump, interpellato sulla possibilità di un intervento militare, non ha escluso nuove iniziative: «Abbiamo appena saputo dell’ultimo attacco, prenderemo una decisione».

Missile sull’aeroporto di Riad: distrutto parte del terminal 3

L’attacco è avvenuto intorno all’ora di pranzo, quando un missile balistico lanciato dalle milizie Houthi ha raggiunto l’area dell’aeroporto internazionale King Khalid, uno dei principali snodi del traffico aereo dell’Arabia Saudita.

Secondo quanto riferito dalle autorità saudite, i frammenti del missile hanno provocato gravi danni al terminal 3, causando la morte di dodici persone e il ferimento di oltre trecento.

Le immagini registrate dai telefoni cellulari dei passeggeri mostrano scene di forte concitazione: viaggiatori in fuga, ambulanze impegnate nei soccorsi e tracce di sangue sui pavimenti dello scalo.

Le riprese, diffuse attraverso i social nonostante le restrizioni che caratterizzano il sistema dell’informazione saudita, documentano la gravità delle conseguenze dell’attacco.

Le autorità hanno disposto la chiusura temporanea dell’aeroporto e l’evacuazione dei passeggeri, mentre il personale sanitario e le squadre di emergenza sono intervenuti per assistere i feriti.

Si tratta, secondo la ricostruzione riportata, dell’attacco più grave compiuto finora dagli Houthi contro obiettivi civili nel territorio saudita.

Aeroporto chiuso, gli avvisi delle ambasciate occidentali

La situazione ha provocato immediate ripercussioni anche sui collegamenti internazionali.

Dopo l’attacco, diverse rappresentanze diplomatiche occidentali hanno invitato i propri cittadini a evitare di recarsi allo scalo se non strettamente necessario.

Tra queste figurano le ambasciate italiana, britannica, statunitense e tedesca, che hanno richiamato l’attenzione dei connazionali sui rischi legati alla situazione di sicurezza.

La sospensione delle attività aeroportuali interessa uno degli scali più importanti del Paese, utilizzato quotidianamente per collegare la capitale saudita con numerose destinazioni internazionali.

L’offensiva assume un significato particolarmente rilevante perché arriva dopo una serie di attacchi contro lo stesso aeroporto: il King Khalid sarebbe stato preso di mira tre volte nell’arco di una settimana.

Una pressione militare che mette in difficoltà le autorità saudite anche sul piano economico e diplomatico.

Trump valuta l’intervento americano: «Prenderemo una decisione»

La nuova offensiva rischia di trascinare gli Stati Uniti direttamente nel conflitto tra Arabia Saudita e Houthi, considerato uno dei fronti più delicati dello scontro regionale che coinvolge anche l’Iran.

Interpellato dai giornalisti sulla possibilità di un intervento militare americano, Donald Trump ha dichiarato: «Abbiamo appena saputo dell’ultimo attacco, prenderemo una decisione».

Parole che lasciano aperta la possibilità di una risposta statunitense, senza tuttavia anticiparne modalità o tempi.

Finora Washington aveva evitato un coinvolgimento diretto nelle operazioni richiesto dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Il leader saudita aveva infatti sollecitato un sostegno più incisivo da parte dell’alleato americano, mentre le operazioni militari contro le milizie Houthi continuavano a intensificarsi.

L’attacco all’aeroporto, con il suo pesante bilancio di vittime civili, potrebbe modificare il quadro diplomatico e militare.

Il vertice mondiale sul petrolio a rischio: Pichetto Fratin parteciperà in video

Il bombardamento arriva in un momento particolarmente delicato per l’Arabia Saudita, impegnata a ospitare alcuni dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati all’economia e agli investimenti.

A Riad è previsto il World Petroleum Congress, evento che riunisce rappresentanti politici, dirigenti e imprenditori del settore energetico provenienti da tutto il mondo.

Le autorità saudite hanno comunicato che la manifestazione si svolgerà regolarmente, nonostante la situazione di sicurezza.

Sono però già emerse le prime rinunce alla partecipazione in presenza.

Tra queste quella del ministro italiano dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha annunciato l’intenzione di intervenire esclusivamente in collegamento video.

La decisione testimonia le difficoltà organizzative e diplomatiche provocate dagli attacchi contro la capitale saudita.

A rischio anche la «Davos del deserto»

Le conseguenze dell’escalation potrebbero estendersi oltre il settore petrolifero.

Alla fine di ottobre, infatti, Riad dovrebbe ospitare la Future Investment Initiative, la conferenza internazionale conosciuta come la «Davos del deserto».

Da circa dieci anni l’appuntamento rappresenta uno dei principali strumenti attraverso i quali l’Arabia Saudita cerca di presentarsi come un centro globale per gli investimenti, la tecnologia e l’innovazione.

L’evento è strettamente legato alla strategia di trasformazione economica promossa da Mohammed bin Salman, che punta a ridurre progressivamente la dipendenza del Paese dalle entrate petrolifere.

La ripetizione degli attacchi contro infrastrutture strategiche, e in particolare contro l’aeroporto della capitale, rischia però di compromettere l’immagine di stabilità e sicurezza che il regno intende offrire agli investitori internazionali.

La guerra in Yemen e la controffensiva saudita

L’attacco contro Riad si inserisce in una nuova fase di intensificazione delle operazioni militari nello Yemen.

Circa dieci giorni prima dell’offensiva sull’aeroporto, l’Arabia Saudita aveva avviato una controffensiva concentrata soprattutto sulle aree costiere e sulle posizioni controllate dagli Houthi.

Le forze alleate di Riad hanno riconquistato parte dell’isola di Perim, situata in una posizione strategica nello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio internazionale.

Parallelamente, l’aviazione saudita ha condotto decine di bombardamenti contro obiettivi nello Yemen, compresa Sanaa, la capitale controllata dalle milizie Houthi.

I raid avrebbero provocato numerose vittime e danni anche alle infrastrutture civili, secondo quanto denunciato dai rappresentanti del movimento yemenita.

Gli Houthi rivendicano la rappresaglia: «Le stesse regole devono valere ovunque»

A spiegare le ragioni dell’offensiva contro l’aeroporto saudita è stato Mohammed al-Bukhaiti, alto esponente del movimento Houthi.

Secondo il dirigente, l’attacco rappresenta una rappresaglia per i bombardamenti sauditi contro infrastrutture civili nello Yemen.

Al-Bukhaiti ha sostenuto che l’obiettivo dell’azione sia richiamare l’attenzione internazionale sulle conseguenze della guerra per la popolazione yemenita.

«Il mondo deve capire che aeroporti, porti, sale per matrimoni e funerali, ospedali e mercati in Yemen sono strutture civili che non devono essere prese di mira o danneggiate, e che le stesse regole che si applicano a queste strutture in Yemen devono valere anche per le loro controparti ovunque», ha dichiarato.

Una giustificazione che non modifica il divieto, previsto dal diritto internazionale umanitario, di dirigere attacchi contro la popolazione civile e gli obiettivi civili.

L’offensiva contro il King Khalid segna così un ulteriore aggravamento del conflitto, con conseguenze che vanno ben oltre i confini dello Yemen.

Dodici morti, centinaia di feriti, uno scalo internazionale paralizzato e importanti eventi economici messi sotto pressione: sono gli effetti immediati dell’attacco su Riad, mentre resta da capire se e come gli Stati Uniti decideranno di rispondere alla nuova escalation.

Il bilancio e le dichiarazioni riportati si riferiscono alle informazioni contenute nella ricostruzione fornita e non costituiscono una verifica indipendente degli ultimi sviluppi.

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Ultimo Aggiornamento: 11/10/2026 08:20

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